L’assistenza nelle strutture antoniane dalle origini alla vigilia della riforma del 1479.

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L’assistenza nelle strutture antoniane dalle origini alla vigilia della riforma del

Nel documento I canonici ospedalieri di S. Antonio di Vienne e la Sardegna (pagine 125-131)

LE ATTIVITÀ DEI CANONICI ANTONIANI L’ASSISTENZA

1. L’assistenza nelle strutture antoniane dalle origini alla vigilia della riforma del

Nel corso dell’Ottocento e del Novecento si è diffusa l’idea che gli Antoniani, definiti da Augustin Fliche prototipo degli ordini ospedalieri457, si occupassero esclusivamente delle persone affette da ignis sacer o Fuoco di sant’Antonio – malattia cancrenosa che poteva portare all’amputazione degli arti458. Parlare di ‘specializzazione’ è inappropriato e, come si vedrà, le fonti smentiscono queste affermazioni: l’assistenza nelle case antoniane, soprattutto nei primi tempi, ha riguardato tanto le persone colpite da malattia urente e mutilante quanto i pauperes et infirmi accolti dagli altri ospedalieri tardomedievali459.

457

A. FLICHE, La riforma gregoriana e la riconquista cristiana, 1057-1123, seconda ed. italiana a cura di A. Vasina, Torino 1972, p. 647.

458

L’accoglienza esclusiva per i malati di ignis sacer è stata recentemente sostenuta da FENELLI, Il

Tau, op. cit., p. 176: «anche se diverse malattie potevano essere denominate fuoco di sant’Antonio, gli

antoniani furono, almeno nei primi secoli, molto rigidi nell’escludere dai loro ospedali lebbrosi e appestati e nel limitarsi a prestare le loro cure solo a chi era effettivamente riconosciuto come affetto dall’ignis sacer». Sulla malattia detta ignis sacer, o ignis gehennalis o ancora Fuoco di sant’Antonio, si ritornerà nel paragrafo successivo.

459

Tra i primi a evidenziare l’incongruenza di una simile affermazione MAILLET-GUY, Les

commanderies l’Ordre, op. cit., p. 1-5. Cfr. anche RUFFINO, Storia ospedaliera antoniana, op. cit., p. 53-54. L’assistenza ospedaliera medievale, nell’Europa occidentale, può essere descritta in tre macro fasi: la prima, fino al X secolo, caratterizzata prevalentemente da strutture edificate dai vescovi e dalle infermerie dei monasteri; la seconda, a partire dall’XI secolo, vede la nascita di confraternite laiche o canonicali votate all’assistenza del prossimo, agevolate da pontefici, vescovi e sovrani; la terza, dal XIV secolo in poi, fondata su una maggiore presenza delle autorità politiche, che intervengono nella gestione degli ospedali urbani in maniera diretta o affidando l’incarico ai fratelli ospitalieri. La carità cristiana delle origini ha molto influito sulla cura e sull’assistenza occidentali creando, come ha detto lo storico della medicina Giorgio Cosmacini, il fondamento etico dell’humanitas: ispirandosi al Vangelo, l’assistenza medievale non si rivolge solo agli infermi, ma accanto alla malattia coesistono povertà ed emarginazione, e la cristianità deve rispondere ad esse, cfr. G. COSMACINI, L’arte lunga.

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Storia della medicina dall’antichità a oggi, Roma-Bari 2008, p. 118. Sulla carità cristiana si vedano

C. D. FONSECA, Forme assistenziali caritative della Chiesa nel Medioevo, in Stato e chiesa di fronte

al problema dell’assistenza, Atti del Congresso del Centro Italiano di Storia Ospedaliera (Pistoia

1979), Roma 1982, p. 13-29; C. VIOLANTE, Il pauper personificazione del Cristo, in Stato e chiesa di

fronte al problema dell’assistenza, op. cit., p. 31-33; M. MOLLAT, Assistance et assistés, in Actes du

97e Congrès national des Sociétés savantes (Nantes 1972). Assistance et assistés jusqu’en 1610, Paris

1979, p. 7-27; J. AGRIMI, C. CRISCIANI, Carità e assistenza nella civiltà cristiana medievale, in M. D. GRMEK (cur.), Storia del pensiero medico occidentale. 1. Antichità e Medioevo, Roma Bari 1993, p. 217-259, in part. p. 237- 242. Sulle strutture di assistenza si rinvia a M. ZECCHINELLI, L. M. BELLONI,

Hospitales e xenodochi, Prati 1997; F. AMMANNATI (cur.), Assistenza e solidarietà in Europa, secc.

XIII-XVIII. Atti della quarantaquattresima Settimana di studi, 22-26 aprile 2012, Fondazione Istituto

internazionale di storia economica F. Datini (Prato), Firenze 2013; T. HUGUET-TERMES et al. (cur.),

Ciudad y hospital en el Occidente europeo (1300-1700), Leida 2014. Sugli ordini ospedalieri si rinvia

125 Per comprendere l’evoluzione dell’attività assistenziale degli Antoniani è necessario soffermarsi sugli statuti dell’ordine, sui documenti pontifici e su altre fonti coeve dirette e indirette, quali lasciti, testamenti e cronache.

Si è visto che la nascita della confraternita è avvolta nella leggenda, e lo stesso sembra valere per la fondazione delle prime strutture. L’articolo 37 dell’Inventaire des titres faceva risalire la nascita della domus elemosinaria al 1119, poco dopo la consacrazione della chiesa, per volontà di Guigo Desiderio, discendente di Jocelin460. Si ricordi che Aymar Falco, oltre a scrivere «de donatione domus eleemosynarie per Guygonem Desiderium pro suscipiendis pauperibus sacro igne mutilatis facta»461, riportava la fondazione del Maius hospitale all’epoca del gran maestro Etienne, morto nel 1131462. Al di là di queste notizie, che sono comunque tarde, l’assenza di fonti dirette sull’assistenza antoniana per tutto il XII secolo rende difficile studiare questa attività. Esiste, però, una fonte indiretta del XIII secolo che descrive i malati di ignis sacer giunti presso l’abbazia del Delfinato. Si tratta della Magna Vita sancti Hugonis, testo che narra del pellegrinaggio in Francia di Ugo, vescovo di Lincoln (1140-1200), scritta dal suo cappellano Adam tra il 1206 e il 1214. Poco prima della morte, Ugo fece tappa presso il santuario antoniano, dove incontrò i malati di fuoco sacro che cercavano la guarigione: se concessa, questa arrivava entro sette giorni, altrimenti la morte poneva fine alle loro sofferenze463. La testimonianza di Ugo di Lincoln è fondamentale, perché dimostra che la fama di Antonio come guaritore della malattia del fuoco era riconosciuta già ai primi del Duecento.

460

Cfr. supra, Cap. I, § 1.

461

FALCO, Antonianae Historiae, op. cit., f. 53r.

462

Ibidem, f. 55r-v. Le fonti relative al Grande ospedale vanno dal 1312 al 1785 e sono custodite a Lyon, in ADR, 49 H 391-421.

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463

«Vidimus enim iuvenes et virgines, senes cum iunioribus, per sanctum Dei Antonium salvatos ad igne sacro semiustis carnibus, consumptisque ossibus, variisque mutilatos artuum compagibus, ita in dimidiis viventes corporibus ut quasi integra viderentur incolumitate gaudentes. Concurritur siquidem a totis mundi finibus, a quibusque laborantibus hoc malo, quo nullum deterius, ad hunc locum quo beati Antonii cineres sacratissimi tunica Pauli primi eremitae adhuc obvoluti servantur: qui omnes fere infra diem septimam divinitus curantur. Nam si quis sub hoc dierum spatio corporis sanitatem non recipit, a corporis colluvione, salubrius ut pie presumitur, morte intercedente confestim excedit; tantique patroni suffragio quem fide non ficta expetiit ad perhennis vite sospitatem attingit», in Magna

Vita sancti Hugonis, V, 13, edited by the late Decima L. Douie and David Hugh Farmer, vol. 2, p.

126 La presenza del Grande ospedale antoniano nel Delfinato è ampiamente dimostrata dai documenti pontifici della prima metà del Duecento464, così come è testimoniata la cura degli infirmi presso la ecclesia Beati Antonii465: non si precisa la malattia perché la si sottointende, o perché sono accolti tutti i malati, senza distinzione di patologia?

Il primo statuto antoniano di cui si ha notizia è di poco successivo alla testimonianza tramandata dal cappellano e accompagnatore di Ugo di Lincoln. Dal documento, però, non emerge nessun riferimento all’ospedale, anche se il capitolo 5 manifesta la vocazione all’assistenza. Quando il legato Gautier concedeva lo statuto, gli antoniani avevano già iniziato ad occuparsi della gestione di diversi ospedali: in Francia a Gap, Chambéry e Besançon, in Italia a Ranverso e Torino, in Germania a Memmingen e Isenheim, nelle Fiandre a Bailleul466, mentre la loro presenza a Costantinopoli fu testimoniata nella cronaca di Jacques de Vitry (1170-1240)467:

Quedam enim sunt regulares congregationes et principales conventus seu capitalia hospitalia in quibus non desunt fervor caritatis, unctio pietatis, honestatis decor, et severitas discipline. Quemadmodum sunt hospitalia spiritus sancti in romana urbe, et sancti Samsonis in constantinopolitana civitate, et beati Antonii in ipso capite468.

Una così rapida diffusione delle strutture ospedaliere evidenzia il ruolo assistenziale dei canonici, ricordato anche nei documenti di donazione o vendita. Secondo Italo Ruffino, per gli antoniani l’ospedale era la ragion d’essere della precettoria anche se, purtroppo, per i primi secoli «le carte non ci danno alcun elemento utile per stabilire notizie sui malati, sul loro movimento e sul metodo di

464

Les registres de Grégoire IX (1227-1241) recueil des bulles de ce pape d’après les manuscrits

originaux du Vatican, par L. Auvray, Albert Fontemoing, Paris 1890-1955, I, n. 821-822 (1232 luglio

5) e n. 1658 (1233 dicembre 22).

465

Les registres de Grégoire IX, cit., III, n. 5279 (1240 agosto 27).

466

Cfr. RUFFINO, Storia ospedaliera antoniana, op. cit., p. 145-146; Mischlewski, Un ordre

hospitalier, op. cit., p. 19-20.

467

Secondo Jacob Rauch la casa antoniana di Costantinopoli fu istituita ai tempi del gran maestro Falco, quindi tra il 1208 e il 1220, cfr. RAUCH, Der Antoniterorden, op. cit., p. 36. Ruffino ha illustrato un documento di nomina del precettore di Costantinopoli del 1256, cfr. RUFFINO, op. cit., p. 147.

468

J. F. HINNEBUSCH, The Historia Occidentalis of Jacques de Vitry, a critical edition, Fribourg University press, Fribourg 1972, p. 140-150. Secondo Hinnebusch, l’autore si riferisce senza ombra di dubbio a una struttura antoniana.

127 cura»469, e le testimonianze sul tipo di assistenza prodigata iniziano a presentarsi solo nel XIII secolo.

I documenti emanati da Innocenzo IV (1243-54) evidenziano un’intensa attività assistenziale dei confratelli: nel 1244-45 il pontefice invitava le autorità ecclesiastiche affinché si adoperassero per agevolare gli antoniani nella raccolta delle questue, necessarie per assistere i numerosi malati diversarum infirmitatum e i poveri che puntualmente si presentavano presso l’hospitalis Sancti Antonii Viennensis, autorizzando i questuanti a fare leva sulla sensibilità del prossimo con l’ausilio di persone deturpate dall’infermità che, però, non veniva precisata470. L’invito a fare donazioni alla fraternità si ripeteva nel 1253, quando gli antoniani rispondevano già da qualche anno alla regola di sant’Agostino. Negli stessi documenti è testimoniato per la prima volta l’ospedale ‘portatile’ al seguito del papa, un ospedale itinerante gestito dagli antoniani circa curam et refectionem infirmorum et pauperum471, e Gallicorum et ceterorum peregrinorum sequentium curiam ipsam472.

Questi ultimi elementi dimostrano che l’attività di assistenza degli antoniani non era destinata esclusivamente a una tipologia di malati, ma era rivolta alla complessità di emarginati, sofferenti e pellegrini, secondo quanto ispirato dalla caritas cristiana e alla Regola di sant’Agostino:

Caritas enim, de qua scriptum est quod non quaerat quae sua sunt (1 Cor. 13, 5), sic intelligitur, quia communia propriis, non propria communibus anteponit. Et ideo, quanto amplius rem communem quam propria vestra curaveritis, tanto vos amplius profecisse noveritis; ut in omnibus quibus

utitur transitura necessitas, superemineat, quae permanet, caritas473.

Nell’insieme dei documenti pontifici duecenteschi, un’eccezione significativa nelle descrizioni dell’attività antoniana è rappresentata dalla produzione di Clemente

469

RUFFINO, op. cit., p. 53-54. Dello stesso avviso era il Maillet-Guy: «le nombre des malades est passé sous silence, et il est absolument impossible de l’évaluer : les statistiques n’étaient pas encore à l’ordre du jour», MAILLET-GUY, Les commanderies l’Ordre, op. cit., p. 4.

470

Les registres de Innocent IV, op. cit., I, n. 1200 (1244 dicembre 16), 1175 (1245 febbraio 16), 1201 (1245 marzo 1), 1174 (1245 dicembre 21).

471

Les registres de Innocent IV, op. cit., III, n. 6257 (1253 gennaio 9). Sull’ospedale portatile cfr. VILLAMENA, Religio sancti Antonii Viennensis. Gli Antoniani tra medioevo ed età moderna, op. cit., p. 117-118 e bibliografia ivi citata.

472

Les registres de Innocent IV, op. cit., III, n. 6916 (1253 agosto 9); vedi anche ivi, n. 7079 (1253 novembre 6). Poco dopo i canonici furono invitati, nel numero di 12, a prendere possesso di un ospedale sull’Esquilino, detto prima di S. Andrea a poi Sancti Antonii de Urbe e dipendente della Curia pontificia, cfr. R. ENKING, S. Andrea cata Barbara e S. Antonio Abbate sull’Esquilino, op. cit.

473

128 IV (1265-68) il quale, nel 1267, si rivolge all’abate di Montmajour in merito alle elemosine raccolte presso la chiesa di Saint-Antoine: il pontefice scrive che questa è frequentata da persone affette dal morbo quem ignem Sancti Antonii vulgus appellat474. La fonte pontificia conferma quanto detto nella biografia di Ugo di Lincoln: i malati di ‘Fuoco di sant’Antonio’ si recavano presso le spoglie del santo, insieme a pauperes et infirmis, almeno dal Duecento.

La bolla di Bonifacio VIII del 10 giugno 1297, elevando la confraternita a ordine canonicale, sanciva la hospitalitas infirmorum in perpetuum exerceatur, tanto presso il Grande ospedale del Delfinato quanto presso le altre strutture ospedaliere da esso dipendenti, stabilendo inoltre che presso la sede centrale dell’ordine dovessero risiedere almeno 30 canonici da impegnare nelle attività del monastero e dell’ospedale475. Le successive bolle emanate da Bonifacio VIII confermavano agli antoniani la facoltà di raccogliere le questue per i malati suscitando pietà e impressione attraverso la descrizione delle malattie476.

Tra il 1298 e il 1312 venivano formulati i nuovi statuti, contenuti all’articolo 9 dell’Inventaire des titres477. Si è già detto come furono definiti i diversi ruoli: i chierici si sarebbero occupati dei pellegrini e della cura spirituale dei malati, i laici avrebbero prestato le cure materiali ai malati mentre i conversi si sarebbero occupati dei lavori più umili. Tra i compiti del cellerario del monastero, invece, vi era quello di distribuire gli alimenti ai poveri478.

L’abate Guillaume Mitte (1328-1342), nel riprendere i lavori per la nuova abbazia, avviava la costruzione del Nuovo ospedale479 accanto al Grande ospedale già esistente e nel suo testamento, datato 26 settembre 1342, dava disposizione per la costruzione di un terzo ospedale, il Frecherium480, da destinarsi esclusivamente ai

474

MISCHLEWSKI, Un ordre hospitalier, op. cit., Testes, documents, notes complémentaires III, doc. IV, p. 144-145.

475

Les Registres de Boniface VIII, op. cit., I, n. 2032 (1297 giugno 10).

476

Les Registres de Boniface VIII, op. cit., I, n. 2174. La dispositio è ripresa pedissequamente dalla bolla di Innocenzo IV del 16 dicembre 1244, cfr. Les registres de Innocent IV, op. cit., I, 1200.

477

CHEVALIER, Regeste dauphinois, op. cit., III, n. 15145 (1298 aprile 13).

478

Le informazioni si devono a FALCO, Antonianae Historiae, op. cit., f. 78v-79r; cfr. MISCHLEWSKI,

Un ordre hospitalier, op. cit., p. 39-40.

479

La documentazione su questa struttura è conservata a Lyon, in ADR, 49 H 422-464, Hôpital des

infirmes (1348-1732).

480

Luc Maillet-Guy traduce Frecherium con Freche, che nel Moyen français indica ‘fresco’, ‘recente’, corrispondente al francese moderno Frais. L’origine della parola viene dall’etimo germanico Frisk (cfr. W. VON WARTBURG et al., Französisches Etymologisches Wörterbuch. Eine

129 malati di Fuoco di sant’Antonio481. Si trattava di un terzo e apposito ospedale da affiancare ai due già esistenti.

Nei documenti antoniani del Trecento si ripetevano le definizioni pauperes e infirmi482, pertanto i pellegrini che si recavano presso il santuario del Delfinato continuavano a non essere solo gli afflitti dal Fuoco di sant’Antonio, ipotesi che appare valida anche per il Quattrocento e per le attività di assistenza che gli antoniani svolgevano nelle strutture di loro pertinenza o a loro affidate nel resto d’Europa, alle quali si erano aggiunte nel frattempo Milano, Brescia, Firenze, Perugia e Napoli, per citare le più strutture italiane più note483.

Alla metà del Trecento la struttura ospedaliera della casa madre era in decadenza, come il resto degli edifici484. Intorno al 1380 fu fondato un quarto ospedale, detto di Saint-Jacques, destinato ai pellegrini poveri, per volontà del cellerario dell’abbazia, Barthélemy de Montchal, che cinque anni più tardi sarebbe divenuto vescovo di Béziers, motivo per cui l’ospedale sarà successivamente detto di Béziers485.

vol. 2, p. 179), che ha dato il latino medievale Friscum, da cui deriva la parola nelle lingue romanze. C. DU CANGE, Glossarium mediae et infimae Latinitatis, I-XI, L. Favre, Niort 1883-1887, vol. 3, p. 612, alla voce Frescus riporta «Voces porro nostris notas, Frés pro recens, novus, Freschement pro

recenter». Si veda anche F. GODEFROY, Dictionnaire de l’ancienne langue française et de tous ses

dialects du IXe au XVe siècle, Paris, 1885, p. 140: «frescheur, freschiere = nouveauté,

commencement», ripreso da Adalbert Mischlewski che lo definisce «tatsächlich ein Krankenhaus in

modernen Sinn», effettivamente un ospedale in senso moderno, cfr. A. MISCHLEWSKI, Die Frau im

Alltag des Spitals, aufgezeigt am Beispiel des Antoniterordens, in Frau und spätmittelalterlicher Alltag, Verlag der Österreichischen Akademie der Wissenschaften, Wien 1986, p. 587-615, p. 607. Frecherium sembra dunque una latinizzazione del termine Freche, a indicare un ospedale di

recentissima costruzione. Un sentito ringraziamento al prof. Giovanni Strinna dell’Università degli Studi di Sassari per le preziose indicazioni.

481

FALCO, Antonianae Historiae, op. cit., f. 82r; MAILLET-GUY, Les commanderies l’Ordre, op. cit., p. 4 e n. 2; cfr. anche MISCHLEWSKI, Un ordre hospitalier, op. cit., p. 48-49 e p. 57 n. 26.

482

ADBdR, 56H 3559, c. 26v, n. 297: colligere elemosinas infirmorum dicti ordinis et pauperum.

483

Nei documenti di Benedetto XI (1303-1304) si trova l’espressione peregrini, cfr. Le registre de

Benôit XI, recueil des bulles de ce pape publiées ou analysées d’après le manuscrit original des Archives du Vatican, par C-H. Grandejean, Albert Fontemoing, Paris 1905, n. 730 (1304 aprile 16).

La fondazione dell’ospedale fiorentino, in base ai lasciti del primo Trecento, sembra destinata in generale ai poveri, cfr. ASFi, Diplomatico, 1311 giugno 21, Firenze, S. Antonio Abate (precettoria, canonici regolari). I documenti emanati dall’abate generale continuano a riferirsi a poveri e malati, senza specificazioni, cfr. ADR, Ordre de Saint-Antoine en Viennois, 49H 26, (1343 maggio 31). Si vedano anche VILLAMENA, Religio Sancti Antonii Viennensis. Gli Antoniani a Perugia e in Umbria, op. cit., doc. V (1315 maggio 24, Vienne); RUFFINO, Storia ospedaliera antoniana, op. cit., p. 53 e p. 92.

484

Cfr. supra, cap. 1, § 3.

485

La città di Béziers, sita a circa 300 km da Saint-Antoine-l’Abbaye, era tappa dei pellegrinaggi che percorrevano il sud della Francia alla volta di Roma, Santiago di Compostela o, appunto, Saint- Antoine. Sui pellegrinaggi a Saint-Antoine cfr. P. PARAVY, Le Pèlerinage à Saint-Antoine, «Provence

130 Nel 1422, papa Martino V (1417-1431) esortò l’abate Artaud de Grandval (1418-1427) e i precettori antoniani a incentivare il servizio ospedaliero, chiedendo che venisse assicurato presso la casa madre e presso gli altri stabilimenti e promettendo severe sanzioni in caso di inadempienza486.

Gli ospedali dell’abbazia continuarono ad avere obiettivi diversificati, come testimonia Hans Von Waltheym, viaggiatore tedesco recatosi presso l’ospedale di Saint-Antoine-l’Abbaye il 17 aprile 1474 e intrattenutosi con i canonici a parlare delle reliquie del santo487. Il viaggiatore, però, descriveva solo due ospedali, uno per la fase acuta della malattia e uno destinato ai malati stabilizzatisi ma che mostravano evidenti mutilazioni488.

Dalle donazioni effettuate all’ordine si comprende che il numero dei malati doveva essere alto: dal 1475 il re Luigi XI (1423-83) assegnava ogni anno all’abbazia 1.200 lire di Tours per celebrare le funzioni e assistere i malati, che al momento della prima donazione erano circa un centinaio489.

Nel documento I canonici ospedalieri di S. Antonio di Vienne e la Sardegna (pagine 125-131)

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