Stadera bilancia consistente di una leva a braccio disuguale. Con l’impiego della stadera e della basculla (già nel corso dell’Ottocento) le granaglie e le farine furono misurate non più a volume, ma a peso, a Ranverso l’antica Stadera datata 1.863 un patrimonio di arte e cultura.

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STADERA BASCULA BILANCIA A BILICO

Misura di capacità: sta per il volume (misurato in litri come i liquidi) e per il contenitore di legno o di metallo che lo forma. Prima dell’introduzione del Sistema Metrico Decimale, le misure di capacità variavano (talora notevolmente) di denominazione e di valore, secondo le località, le epoche, i regimi politici o per diverse altre varie e complesse motivazioni o situazioni. Con l’impiego della stadera e della basculla (già nel corso dell’Ottocento) le granaglie e le farine furono misurate non più a volume, ma a peso, collaborando con il Sistema Metrico Decimale a rendere inutili tante misure di capacità del passato.

SIGNIFICATO: Tipo di bilancia a bracci disuguali che funziona sul principio della leva, consistente in un’asta graduata su cui scorre un peso fisso da un lato, dall’altro da un piatto su cui viene posto ciò che va pesato, e da un gancio che la sorregge e funge da fulcro

dal latino statèra, derivato del greco statér, nome sia di un peso, sia di una moneta.

I nomi delle proto-tecnologie riescono sempre a nascondere curiosità e a raccontare molto del nostro passato, e qui parliamo di un oggetto che ha percorso il nostro Paese per lunghi millenni. è anche nota come ‘bilancia romana’, ed è uno dei tipi più semplici e agili di bilancia: due bracci disuguali, uno regge il piatto o il gancio che porterà il peso che si vuole misurare, uno è un’asta graduata su cui scorre un peso fisso. La continuità dei due bracci (chiamati, insieme, ‘stilo’) è retta da un gancio che fa da fulcro, e che, tenendo sospesa la stadera, permette ai bracci di trovare il loro equilibrio.

Funziona sul principio della leva: qui il peso posto sul braccio graduato non varia (come invece si farebbe variare il peso su una bilancia a due piatti), ed è soltanto la sua distanza dal fulcro a cambiare. Più è vicino al fulcro, minore è la forza che esercita sul proprio braccio, minore è il peso che l’altro braccio misurerà.

Ora, il nome di questa bilancia scaturisce da un nome greco che indica insieme una moneta e un peso – lo statere. Il che è naturale: in antichità il valore delle monete era connesso direttamente al materiale di cui erano composte e dal loro peso. Ci si chiederà quindi di che cosa fosse fatto, quanto valesse e quanto pesasse questo statere. Purtroppo la risposta non è univoca dato che poteva essere battuto secondo standard diversi – il che, in effetti, è disorientante. All’unità di misura è chiesto essenzialmente di non variare.

Possiamo però dire che lo statere più diffuso nell’antica Grecia era quello d’argento, a cui era collegato valore e peso di due dracme. E nasce proprio davanti alla bilancia: due dracme, una su un piatto una sull’altro, la tengono in equilibrio – e il loro peso sommato, cifra di questo equilibrio e dell’intera operazione, è lo statere, che diventa un nome di bilancia. Una poesia di concetti davvero sorprendente.