La commanderie de S.
Antoine de Ranvers,

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Ranverso un patrimonio di documenti per la ricomposizione delle scelte architettoniche e dei palinsesti territoriali 71
del Ducato, ed affittati a più particolari, in dritti signorili, e cense enfiteutiche imposte sovra una infinità di fondi che abbracciano pressoché tutti i Villaggi della Provincia»79, i documenti
confluiti con l’acquisizione rappresentano un patrimonio di eccezionale valore (comprese le numerosissime pergamene delle
Carte Augustane) e permettono ancora una volta di ritracciare
uno spaccato di assoluto interesse su amplissime sezioni del territorio del Ducato.
VII – Documenti relativi ai complessi di Sant’Antonio di
Ranverso e di Santa Maria di Staffarda nel contesto delle
acquisizioni da altri ordini
Alcuni beni di particolare prestigio che formano oggi il notissimo
patrimonio mauriziano sono essi stessi il prodotto di un accorpamento forzoso, di decisione papale, volto alla riorganizzazione
delle istituzioni pie e in generale a una minore dispersione delle forme monastiche, le cui regole o funzioni assistenziali erano
venute assottigliandosi. È il caso notissimo del complesso di
Sant’Antonio di Ranverso, in posizione strategica lungo la strada
verso la Valle di Susa e da qui la Francia. Si tratta di un lascito
di molto minore consistenza, rispetto a quello derivante dalla secolarizzazione dei beni posti negli Stati Sardi e già appartenuti
all’Ordine del Gran San Bernardo, ma di prestigio non inferiore.
L’annessione origina dalla soppressione di un antico ordine ospedaliero, quello dei Canonici Regolari di Sant’Antonio di
Vienne o Antoniani, detti anche “cavalieri del sacro fuoco”, dediti alla gestione di ospedali per la cura dell’ergotismo (herpes zoster). Nato come compagine ospedaliera di ispirazione religiosa,
approvata da Urbano II nel 1095 e confermata da Onorio III con
bolla papale nel 1218, veniva eretta nel 1297 da Bonifacio VIII,
con la bolla Ad apostolicae dignitatis in ordine di canonici regolari
sotto la regola di Sant’Agostino; ne deriva l’Ordine ospedaliero dei Canonici regolari di Sant’Agostino di Sant’Antonio abate di Vienne, detto comunemente degli Antoniani Viennois o di
Vienne. Diffusi prevalentemente lungo le vie di pellegrinaggio,
gli ospedali antoniani dipendevano originariamente da abbazie
[Ospizio del Piccolo San Bernardo: veduta esterna], in AOM, Fondo fotografico, scatola 3,
busta 6, [1880- 1910], aristotipo (viraggio blu) su supporto in cartoncino.
72 chiarta devoti
Truc De Rivolle (Rivoli), misuratore, Plan
géométrique […] de la commanderie de S.
Antoine de Ranvers, 1754, in AOM, Mappe e
cabrei, Ranverso, in fase di inventariazione,
inchiostro, acquerello e matita su carta.
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benedettine80, ma con la bolla di Bonifacio VIII acquisivano autonomia di gestione e il Gran Maestro assumeva la carica di abate81
dell’Ordine, a cui faranno riferimento tutte le “commanderie” e i
relativi ospedali. Il capitolo generale tenutosi nel 1298 approva la
nuova Regola, che era conforme ai canoni agostiniani, e assume
il nuovo nome dato dal papa. «Alla fine del XIII secolo l’ordine era presente in buona parte dell’Europa, ma anche a Cipro,
Costantinopoli, Atene e in alcuni presidi orientali; in Italia i primi
ospitales sorsero sulla via francigena, a Roma e presso Napoli.
L’Ordine ebbe sino al 1776, anno della soppressione, una notevolissima espansione territoriale i cui limiti erano a nord la
Svezia, a est l’Ucraina e a sud forse l’Etiopia, con circa mille fondazioni, delle quali un centinaio distribuite in tutta l’Italia; nel XV
secolo gli Antoniani assistevano ben oltre 4000 pazienti, in circa
370 ospedali sparsi per l’Europa»82. A partire dal tardo XVII secolo «il fenomeno dell’accorpamento degli ospedali gestiti dai vari
ordini e il miglioramento delle condizioni igieniche in Europa
(che portarono alla scomparsa delle grandi epidemie che avevano flagellato il vecchio continente nei secoli precedenti), fecero
venir meno la stessa ragione d’esistere degli Antoniani, sempre
più divisi da dispute e conflittualità interne»83. Nel 1774, due anni
prima della soppressione dell’Ordine, venne votato dal Capitolo
Generale degli Antoniani uno strenuo tentativo di salvataggio,
ossia l’unione con l’Ordine di Malta, che si prefiggeva anch’esso, fra i suoi scopi, l’assistenza e la cura dei pellegrini, ma senza
che la deliberazione fosse in grado di risollevarne le sorti. Il 17
dicembre 1776 papa Pio VI con la bolla Rerum humanarum conditio
sanciva definitivamente l’abolizione dell’Ordine Antoniano i cui
beni passavano in gran parte all’Ordine di Malta e, nel Regno di
Napoli, all’Ordine Costantiniano. Contestualmente il papa assegnava la proprietà della precettoria di Sant’Antonio di Ranverso
e di diverse case in Torino all’Ordine Mauriziano.
Quando nel 1860 verrà abolito l’Ordine Costantiniano, il suo
patrimonio – di cui una parte proveniente a sua volta dall’Ordine di Sant’Antonio –, i diritti e i pesi confluiranno nell’Ordine
Mauriziano, completando, a meno di cent’anni di distanza, l’acquisizione della dote84.
La documentazione a disposizione, sia per la ricostruzione delle vicende storiche, sia per la conoscenza architettonica dell’eccezionale complesso dotato di un assai noto ciclo jacqueriano85, sia
ancora per comprenderne la gestione a servizio principalmente
dell’Ospedale Maggiore dell’Ordine nella capitale, è ricchissima,
comprendendo mazzi, mappe e ricognizioni. Tra queste merita
di essere segnalata per la sua anomalia la grande ricognizione,
di fatto un cabreo, redatta a metà XVIII secolo, in forma di un
ovale racchiudente al suo interno l’intero complesso monastico
con il suo intorno territoriale86. Secondo consuetudine, sul fianco,
un lungo elenco redatto del «geometre Truc de Rivolle» descrive i diversi beni componenti la commenda; in scala di «trabucs
de Piémont qui consistent en 6 pieds liprans qui font 9 pieds de
France chaque trabuc», la sua eccezionalità consiste nell’essere
una doppia rappresentazione, nel segmento superiore in assonometria (secondo modelli diffusissimi anche in altri cabrei di cui
si è trattato a proposito delle commende), e in quello inferiore
in pianta, di notevole accuratezza e con precisa indicazione della
destinazione di ogni vano (anche in questo caso rispondendo in
74 chiara devoti
modo puntuale alle indicazioni imposte per la ricognizione del
patrimonio commendatario)8