Prima di lasciarci alle spalle Ranverso, si deve rilevare che gli autori ritengono, sulla base di recenti ritrovamenti documentali.

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dipinti, manufatti, suppellettili
e arredi cerimoniali. Le fotografie che illustrano il volume
sono di Paolo Robino.
Il risultato delle indagini condotte in luoghi che, a priori, non
sono necessariamente individuati come scrigni di testimonianze
artistiche di speciale interesse,
dimostra, con un nuovo esempio, che molti centri periferici
del Piemonte sono sede di un
patrimonio di non scontata rilevanza, spesso di valore e respiro internazionale, costituente
un’opportunità per il territorio meritevole di essere sempre
più valorizzata, tutelata, meglio
conosciuta e divulgata.
Certo non sfugge a nessuno
(grazie, tra l’altro, alla rilevanza e diffusione degli studi di
Andreina Griseri e di altri storici dell’arte) l’interesse internazionale rivestito, nel territorio
buttiglierese, dalla chiesa della
Precettoria di Sant’Antonio di
Ranverso, sulla quale Cifani
e Monetti si soffermano nella
terza e conclusiva parte del
volume. Il complesso ecclesiale
ed ospedaliero, da sempre caro
a casa Savoia (la chiesa originaria fu fondata da Umberto
III nel 1188) fu assegnato dalla dinastia nel 1776, quando
cessò l’Ordine Antoniano,
all’Ordine dei Santi Maurizio
e Lazzaro. Qui l’associazione
tra il ciclo di affreschi di Giacomo Jaquerio, che decora
abside, presbiterio e sacrestia
e uno splendido polittico di
Defendente Ferrari, non solo si
impone all’attenzione di cultori
e appassionati d’arte, ma anche
costituisce una risorsa turistica
di primo piano, a patto che sia
incisivamente “comunicata”.
Prima di lasciarci alle spalle
Ranverso, si deve rilevare che
gli autori ritengono, sulla base
di recenti ritrovamenti documentali circa i quali si ripromettono di fornire maggiori