Arabella CIFANI, Franco MONETTI La festa dedicata a Sant’Antonio Abate dal 17 gennaio 1532 si svolge fuori e dentro la Chiesa Abbaziale della Precettoria Antoniana di Sant’Antonio di Ranverso (Torino).

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Arabella CIFANI, Franco MONETTI
La festa di Sant’Antonio abate del 17 gennaio 1532 alla Precettoria degli Antoniani
di Ranverso (Torino).
Nuovi documenti per il Polittico di Defendente Ferrari.
La vicenda umana ed artistica del grande pittore Defendente Ferrari da
Chivasso (Torino), uno dei protagonisti del rinascimento italiano spesso
ingiustamente trascurato dalla storiografia artistica nazionale ed internazionale, è
purtroppo carente di documenti storici, aldilà naturalmente dei quadri firmati e
datati.
In particolare, per il meraviglioso polittico dell’abbazia di Sant’Antonio di
Ranverso (Torino) finora si conosceva soltanto – scoperto e letto per primo dal padre
barnabita Luigi Bruzza nel 1858 – il documento di commissione stilato dalla
Comunità di Moncalieri (Torino) con il pittore del grande polittico della Precettoria
degli Antoniani di Ranverso: da considerare in assoluto come capolavoro e
caposaldo dell’arte piemontese del Cinquecento, nonchè del rinascimento italiano
ed europeo.
Abbiamo avviato una ricerca d’archivio per il reperimento dei pagamenti
effettivi dell’opera commissionata. La ricerca ha portato finora al ritrovamento di un
nucleo significativo di documento in proposito e dovrà essere in futuro
approfondita. E’ probabile infatti che altri pagamenti possano riapparire ed
illuminare le vicende del polittico di Ranverso.
La decisione da parte della Comunità di Moncalieri di innalzare una grande
ancora nel presbiterio della chiesa degli Antoniani di Ranverso era stata da tempo
presa. Prima del contratto tra la Comunità e il pittore Defendente i responsabili della
Comunità di Moncalieri – tra cui Raqueto de Raquetis – si erano recati a Ranverso per
abboccarsi con gli Antoniani ed aver da loro via libera al progetto: così afferma un
documento seguente al contratto del 24 aprile 1530.
La Comunità firma il contratto con Defendente il giovedì 21 aprile 1530 a
Moncalieri. Sono presenti Manfredo Beaumont (Beaumondi), “consindacus”, Pietro
Gramaya, “conrationator” ed il pittore maestro Defendente “de Ferraris de
Clavaxio”. Gli accordi prevedono che gli onerosi pagamenti per la pala di Ranverso si facciano in tre tempi da parte della Comunità. Un primo pagamento nel mese di
maggio 1530; un secondo ad agosto (1530) ed il rimanente alla consegna e messa in
opera del polittivo. L’opera nella sua sostanza doveva essere consegnata per le feste
di Natale del 1530. Le due grandi porte di chiusura (le ante) dovevano invese essere
consegnate per le feste di Pasqua del 1531. In un lasso di tempo molto previso:
“Infra festa Natalia proxime ventura, et portas infra festa pascalia proxime ventura”.
Considerata l’alta qualità della commissione, Defendente indirizzò dunque, a
partire dal 21 aprile 1530, tutte le sue preoccupazioni per la realizzazione della
grande ed impegnativa opera. Gli otto mesi previsti dal contratto per il polittico, pur
con il tempo estivo favorevole, non erano infatti molti per un’opera pittorica così
imponente come la possiamo ammirare oggi. E poi vi era tutta la parte lignea e di
carpenteria da realizzare. Un’opera tale impegnava duramente sia la sua bottega di pittura, sia i suoi collaboratori che si occupavano della realizzazione dell’ancona
lignea da scolpire, dorare e colorare.
La successione degli eventi non fluì in realtà pulita e rapida come auspicato
dal contratto. Defendente consegnò l’opera con oltre un anno di ritardo sulla data
espressa nell’accordo: solo nel gennaio 1532, per la festa di Sant’Antonio (17
gennaio).
Che cosa impedì la realizzazione dell’opera nei tempi stabiliti? I documenti per
ora a disposizione non consentono di venire a conoscere le cause del ritardo,
tuttavia le enormi proporzioni del polittico e la sua straordinaria complessità del
lavoro possono giustificare da sole lo slittamento della consegna.
Il 17 gennaio 1532, quasi due anni dopo,
l'”egregius Raquetus de Raquetis”, per parte della
Comunità di Moncalieri, si reca a Ranverso in
compagnia del maestro Defendente de Ferrariis
pittore di Chivasso. Di ritorno rende noto al consiglio
che il reverendo signor vicario e tutti i religiosi di
Ranverso rendevano immortali grazie alla Comunità di
Moncalieri, che aveva fatto eseguire una così lodevole
opera, e pregavano protezione per la comunità da
parte di Dio Onnipotente e di Sant’Antonio.
I documenti ritrovati sono molto chiari. Il
polittico fu eseguito a Chivasso, dove Defendente
aveva la bottega, e dopo la sua esecuzione fu portato
da Chivasso a Moncalieri. Per il trasporto da Chivasso
a Moncalieri il pittore fu pagato 14 fiorini.
Nell’occasione a Defendente fu pagata un’altra parte del lavoro insieme con un
donativo “pro bona servitute magistrorum pictorum”: e cioè 237 fiorini.
A Moncalieri fu naturalmente visto, considerato in ogni sua parte sulla base
del contratto ed apprezzato dalla Comunità. E di qui fu portato a Ranverso a spese
del Comune.
I pagamenti per il trasporto da Moncalieri a Ranverso e per la posa finale del
grande polittico evidenziano con precisione le persone che furono incaricate per
quest’ultima fase del lavoro. Sono raccolti tutti insieme e vengono tutti fatti il 15 gennaio 1532, ad eccezione di quelli di Maestro Oldrado per il ferro (13 gennaio) e di
Francesco Tesio (18 gennaio 1532). A sua volta Maestro Claudio Bertulmati è pagato
il 22 febbraio 1532 (fiorini 3 e grossi 6).
Dietro ogni pagamento, che occorre leggere in sequenza in calce al presente
saggio, segue la registrazione della parcella da parte dello scrivano della Comunità,
dopo l’approvazione dei Sindaci responsabili. Quello di Francesco Tesio è già una
registrazione.
Per la prima volta dai
documenti appare che Defendente
Ferrari teneva bottega con altri
pittori: i “maestri pittori” che lo
aiutavano sono infatti esplicitamente
testimoniati insieme con il maestro.
Un fatto già ipotizzato, ma che solo
ora trova conferma documentaria. La
Comunità di Moncalieri fu così
contenta del lavoro fatto da
Defendente che ritenne opportuno
aggiungere una mancia “pro bona
servitute magistratum picotorum”.
Mentre non conosciamo le
modalità di trasporto da Chivasso a
Moncalieri, sicuramente complesso
dovette essere il trasporto della
fragile ancona da Moncalieri a
Ranverso con un carro trainato da
buoi su strade non certo agevoli. Nella campagna piemontese invernale, chiusa nel
gelo di gennaio, il carro procedette cautamente per evitare gli inevitabili sobbalzi.
Poi ecco l’arrivo a Ranverso, lo scarico del prezioso polittico, i mastri della bottega di
Defendente impegnati a montare l’enorme apparato, il rumore dei martelli, lo
stridio delle seghe: il cantiere del montaggio durò circa una settimana. E infine la
magia dell’oro e dell’azzurro che brilla alla luce mobile dei ceri e riempie il vuoto
dell’abside grigia. All’altare maggiore
della chiesa di Ranverso, il
meraviglioso polittico brilla
ancor oggi, fulgido do
splendidi e vivaci colori,
ricco di innumeri
sorprendenti particolari. La
complessa e ricchissima
struttura del polittico è
composta da una grande
ancona centrale,
incastonata in una struttura
lignea scolpita e dorata,
fornita di predella e
cuspide. L’ancona è
racchiusa in una sorta di
enorme astuccio dipinto
con ante mobili che
venivano solitamente
mantenute chiuse e che
presentavano all’esterno
scene sacre dipinte a
monocromo. Il polittico
veniva mostrato in tutto il
suo splendore solo durante le feste e in giorni determinati: un fatto che ne
aumentava l’incanto sui fedeli che potevano così aver accesso ad una sorta di
stupefacente anticipo delle visioni di paradiso: colorata, dorata, affollata di figure
sacre. Cuore del polittico è la centrale Adorazione di Gesù Bambino con la Vergine,
San Giuseppe ed Angeli. Ai lati di essa, i santi Antonio abate, Rocco, Sebastiano e
Bernardino da Siena testimoniano la loro fede esibendo vistosamente gli attributi
delle loro rispettive santità e/o martiri. Sovrasta tutto un timpano triangolare con il
Cristo del sepolcro secondo il modello della visione di Santa Croce in Gerusalemme.
Al piede del polittico si dipana invece il nastro della predella con sette storie della
vita di sant’Antonio abate. Nelle ante mobili troneggiamo il Beato Amedeo di Savoia,
San Gerolamo, Sant’Antonio che incontra san Paolo eremita, San Cristoforo. Una
infinita pioggia di squisiti particolari attnde ulteriori studi che, purtroppo, tardano: la meravigliosa flora che costella le tavole, i costumi dei santi, le stoffe delle vesti, le
architetture, le tipologie dei paesaggi, i dolci animali che costellano la pala (il
candido cane di san Rocco, il maialino di Sant’Antonio, l’asino e il bue
dell’Adorazione, il leone sdentato di San Girolamo, i pesci di San Cristoforo, ecc.) gli
intagli dell’ancona e i motivi decorativi.
A Ranverso, nei comuni di Rosta e Buttigliera Alta, si celebra ancor oggi il 17
gennaio di ogni anno la festa di Sant’Antonio abate; vi partecipano soprattutto i
contadini e gli abitanti dei dintorni. Si benedicono in particolare gli animali con un
buon augurio per l’imminente annata.
Ma la festa ha radici antiche. Un ricordo è presente ancora negli affreschi
gotici dell’abside sulla porta della sacrestia: due contadini, dipinti con icastico senso
della realtà, camminano verso l’altare portando al guinzaglio due maiali neri molto
simili alle cinte senesi.
Maggiore fu sicuramente la festa del 17 gennaio 1532, sotto il governo degli
Antoniani. Dovette essere ben singolare, irripetibile, nella chiesa illuminata dai ceri,
dalle candele e soprattutto dallo splendore aureo del nuovo superbo polittico di
Defendente, probabilmente con grande partecipazione dei contadini del tempo, sui
volti dei quali si stampò il miracolo delle luci del memorabile giorno.
in “Arte Cristiana”, Anno XCVIII 857, marzo – aprile 2010