SANT’ANTONIO ABATE, O LUGH? In molti paesi della Puglia, e non solo , vi e’ la tradizione di accendere , in onore di sant’ Antonio, grandi falo’ di origine pagana e in particolare celtica.

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SANT’ANTONIO ABATE, O LUGH?

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Leggete questo articolo anche se vedete il nome di un santo cristiano e anche se non siamo in prossimità del 17 gennaio, data della festa cristiana di Sant’Antonio Abate, perché vi sarà utile sapere che prima ancora di essere un santo cattolico, Antonio è l’incarnazione di svariate divinità agresti, specialmente di quelle del mondo celtico. Specifichiamo che questo santo non va confuso con Sant’Antonio da Padova.
Già solo il fatto che l’iconografia e l’agiografia di S.Antonio gli affianchino un porcellino, è da ascrivere alla figura del cinghiale come animale “totemico” di certe divinità celtiche, che nel corso dei secoli è diventato un comune porcellino domestico, come spiegherò più avanti.
Numerose sono le testimonianze che potrete trovare, di antropologi, storici, archeologi e altri studiosi, che descrivono Sant’Antonio Abate come santo che ha sostituito (o fatto proseguire?) il culto del dio celtico Lug e che è subentrato nell’immaginario collettivo alla figura del druido: in particolare si fa cenno all’inizio della devozione a questo santo, che avvenne nei territori un tempo abitati dai Celti, dove la popolazione ancora ne serbava le usanze e il culto pagano: in breve, della figura di Sant’Antonio, santo anacoreta storicamente esistito tra il terzo e il quarto secolo, furono fusi gli attributi con quelli della divinità celtica più adorata dalla gente del posto: LUG (o Lùg e Lugh).
Da notare inoltre come certe caratteristiche erano tipiche anche dei druidi, dei dominus loci dei nemeton celtici, degli sciamani e del personaggio, peraltro universale, dell’uomo selvatico; per esempio la presenza di animali totemici, in particolare del cinghiale (modulato in seguito in maiale) e del bastone con il campanellino (particolare, questo, che viene interpretato nei modi più bizzarri dandone un’origine esotica oppure prettamente cristiana, mentre invece la presenza del bastone rituale ornato di sonagli o campanelle è già ben descritta come emblema sia dei druidi che degli sciamani).

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(vetrata nella Cappella di Notre-Dame-de-Lhor, Mosella, Francia. Notare il porcellino ai piedi del santo, nonchè i buoi)

Ma come mai Sant’Antonio Abate è invocato come protettore degli animali, in particolare di quelli domestici di aie, stalle e ovili, al punto che ancor oggi in molte località si portano a benedire i propri animali in chiesa? Anche questa è un’eredità pagana molto antica: le divinità agresti, sia che fossero Dei ad “ampio spettro” come Lug, sia che fossero entità locali, territoriali, proteggevano in toto il proprio territorio, quindi la protezione era estesa alla popolazione, alla vegetazione e, naturalmente, agli animali. La genesi pagana di questa amorevole protezione degli animali è comprovata anche dal fatto che sia Sant’Antonio Abate che San Biagio si “contendono” la benedizione del bestiario domestico: a ulteriore riprova, il fatto che questi santi siano celebrati in date molto ravvicinate: Sant’Antonio il 17 gennaio e San Biagio il 3 febbraio in corrispondenza della Candelora: questa analogia si rifà al computo del cammino solare del solstizio invernale che, come scritto spesso su questo forum, inizia con le celebrazioni a cavallo della festa di Santa Lucia, figura pagana annunciatrice della Luce solare che ritorna, e termina proprio a cavallo della Candelora, quando cioè inizia a essere evidente l’aumento dell’irraggiamento solare. Capita dunque in molte località italiane di vedere sfilare processioni di animali di fianco alle chiese cattoliche sia il 17 gennaio che, appunto il 3 febbraio: ovviamente oggi si tratta di piccoli animali da compagnia, eppure non è infrequente vedere in processione anche piccole gabbiette con galline e anatre e qualche asinello.

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L’iconografia e l’agiografia annoverano inoltre il fuoco, che non è, come si pretende, riferito all’associazione con una presunta guarigione operata sul “prurito focoso” dell’Herpes Zoster, ma è piuttosto un richiamo al fuoco rituale e purificatore: da qui i falò, nella tipica connotazione delle ben note “feste del fuoco” di antichissima origine.
Sant’Antonio in molte regioni è detto “il vecchione”, definizione che richiama il simbolismo del fantoccio da bruciare: come la Befana –la “Vecchia”- sua omologa sulla pira purificatrice.
La festa cristiana di Sant’Antonio è andata dunque a sostituire le antiche date dei riti di chiusura del periodo solstiziale invernale, così come la festa di Santa Lucia è andata a sostituire quelle di apertura ai primi di dicembre quando le giornate si accorciano sempre più in prossimità del solstizio.
Questo ruolo che i santi hanno di apertura e di chiusura del periodo solstiziale si è fissato nella memoria popolare sotto forma di proverbi dialettali, tutti simili tra loro, che tradotti in italiano si riassumono così:

“a Santa Lucia una punta d’ago, a Natale un passo di gallo, all’Epifania un’oretta e a Sant’Antonio un’ora buona”

Tutti chiari riferimenti al moto del sole nel periodo del solstizio d’inverno.

Anche la peculiarità della taumaturgia (la capacità miracolosa di guarire le malattie) è ascrivibile alle figure di Lug, dei druidi e degli sciamani.
Ovvio poi che l’agiografia “ufficiale” abbia depauperato la vera simbologia facendo tabula rasa di ogni riferimento pagano: basta farsi un giro in rete e leggere quante stravaganti e astruse spiegazioni e interpretazioni sono date a tutti i reali simbolismi che caratterizzano questo “santo”.

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Di seguito le parole di Andrea Romanazzi, e uno dei siti da cui è tratto il suo articolo:

Un’altra antica reminiscenza celtica , poi oscurata ancora una volta dalla religione Cristiana e’ senz’altro la figura maschile del Dio Lug! Ancora oggi , In molti paesi della Puglia, e non solo , vi e’ la tradizione di accendere , in onore di sant’ Antonio, grandi falo’ di origine pagana e in particolare celtica . Parliamo prima di Sant’Antonio ,egli fu un anacoreta egiziano del III-Iv sec. Asceta e mistico, caratteristiche che ritroveremo anche in seguito nella figura di Sant’ Isacco di Spoleto.Quando i crociati trasferirono le spoglie del Santo in occidente e in particolare ad Arles, in Francia meridionale, il suo culto si diffuse a macchia d’olio, ma proprio nella sua veloce diffusione il culto del santo si scontro’ con il culto pagano di una antica divinita’ celtica, quella del dio Lug, rappresentato come un giovane che reggeva un cinghiale, animale particolarmente sacro al “popolo della quercia”. Il dio Lug era una delle divinita’ piu’ importante dell’ ”olimpo” celtico, come dimostrato da numerosi toponimi di molte citta’ come LUGano, LUGo, Lione. Ebbene, ancora una volta, con una intensa opera di sincretismo, Sant’ Antonio fu associato e sovrapposto al culto preesistente. Secondo la storica Riemscheider gli attributi di sant’Antonio sarebbero stati proprio ripresi dal dio celtico , Sant’Antonio divenne guardiano dell’inferno come lo era Lug, dispensatore di fuoco agli uomini (e da qui la tradizione dei falo’) la chiesa, ingentili’ il cinghiale trasformandolo in un maialino con un campanello al collo dal quale il santo era sempre seguito, dicendo che era un diavolo ammansito dal santo. Del resto il cinghiale , ancora simbolo dei riti pagani delle “foreste” ben si prestava ad esempio di conversione legata al santo. Anche la campanella del maialino sarebbe un simbolo i vita e di morte, secondo la cultura celtica , infatti la campana rappresenta l’utero della dea madre, di cui Lug era figlio. Una piccola curiosita’, Sant’Antonio era il protettore dei fabbricanti di spazzole, che nell’antichita’ si facevano proprio con le setole di maiale.
da: www.unknown.it/materiale/celtiumbr.html

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Naturalmente Lug non è l’unica divinità che si accompagna al cinghiale o al maiale, entrambi animali di forte e diffusa sacralità: nell’induismo, il cinghiale Varāha per esempio è un avatar della divinità Visnu. E in area europea il Dio Freyr cavalca il cinghiale dorato Gullinbursti.
In quanto alla venerazione dei popoli europei verso questo santo, ricordiamo che la commistione tra il Dio celtico Lug e Sant’Antonio Abate fu favorita dal fatto che il sincretismo cristiano all’epoca si attuava proprio nei territori celtici.

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Segnalo anche questo link dove è interessante leggere l’articolo della Dott.ssa Elena Percivaldi (medievista) sulle origini pagane di Sant’Antonio Abate: www.angelfire.com/mi/proloco/falo.html

Sempre di Elena Percivaldi suggerisco anche la lettura del libro “I Celti. Una civiltà europea” (Ed. Giunti, Firenze): http://books.google.it/books/about/I_Celti…54C&redir_esc=y

Nel seguente post, un video di Elena Percivaldi e alcuni suggerimenti di lettura: La civiltà celtica in Europa e in Italia.
Da notare che le correlazioni tra la cultura celtica e la città di Milano sono notevoli, a cominciare dalla figura del cinghiale che è il simbolo milanese per eccellenza. Anche in Italia gli antichi rituali pagani sopravvivono e si confondono tuttora con le feste cristiane in molte regioni. E in molte località italiane, come scritto sopra, è uso in questa giornata accendere i “falò di Sant’Antonio“.
Persino nella pagina di Wikipedia “Falò” è citata questa festa:

Nel territorio circostante Milano i falò si accendono in prossimità del 17 gennaio, ricorrenza di S. Antonio abate, da cui la festa prende il nome popolare di “Falò di S. Antonio”. Il fuoco costituisce uno degli attributi iconografici legati alla figura di S. Antonio, al punto che ad alcune patologie caratterizzate da esantemi cutanei viene dato ancora oggi il nome “Fuoco di S. Antonio”. La tradizione dei falò è tuttora viva persino in alcuni parchi pubblici di Milano: nel Parco delle Cave e nel Boscoincittà si accompagna abitualmente a canti popolari, danze e alla degustazione di vin brulé. Da secoli, presso Linterno e numerose altre cascine dell’ovest milanese, fa parte della tradizione il trarre auspici dal movimento della “barba” del santo, ovvero dalla fine sospensione di materiale incandescente che i contadini producono smuovendo con forche da fieno la brace del falò quando la fiamma viva del materiale combustibile si è spenta.

Ci sono molti riferimenti ai falò solstiziali pagani, e come si può vedere, questa festa, malgrado la facciata cattolica, conserva l’atmosfera e le tradizioni tipiche celtiche.

Per approfondire, sempre con gli scritti di Andrea Romanazzi, ecco un suo articolo, leggibile online e scaricabile anche in formato Pdf:
La Festa di Sant’Antonio Abate e il Nume Arboreo

Se avete dei nonni o dei genitori che stanno in campagna, forse avranno anche loro un santino oppure una statuetta di Sant’Antonio Abate nella stalla o nel pollaio a protezione degli animali :) Mia nonna aveva la statuetta dentro al pollaio :)