La leggenda è descritta dal padre gesuita Teofilo Raynaud nell’opera Symbola Antoniana, edita a Roma nel 1648 su commissione di due nobili ventimigliesi, Antonio Porro e Girolamo Lanteri. I conti di Ventimiglia, che si attribuivano poteri taumaturgici, sostenevano di appartenere alla discendenza del santo ed erano soliti andare in pellegrinaggio a Vienne nel Delfinato, ove si conservano le reliquie del santo. Gerolamo Rossi, nel fornire queste informazioni, afferma che nel castello dei Ventimiglia si custodiva, come reliquia, la supposta culla del santo. In passato i Ventimigliesi che si trovassero a Vienne durante la festività del santo godevano dell’onore di portare in processione il baldacchino sopra le sue reliquie.

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Alla fine dell’autunno la discesa dei pastori alla marina, dove il clima mite permette(va) di tenere le bestie all’aperto e farle pascolare, mentre i proprietari dei terreni ricevono in cambio latticini e concime per i campi, è uno dei molteplici esempi dell’integrazione economica storicamente esistente tra costa e montagna ligure. Quanto ai santi citati, sono noti già in epoca remota e i reperti archeologici confermano intensi scambi delle popolazioni liguri della costa con il Nord Africa. Una conferma indiretta è la leggenda dell’origine ventimigliese di sant’Antonio Abate. Secondo la devota tradizione il padre di Antonio, un alessandrino di nome Beabasso, avrebbe sposato a Ventimiglia, dove era giunto nel 253 per commerci, una certa Guitta o Ghitta di nobili origini; dall’unione sarebbe nato appunto Antonio e infine la coppia sarebbe tornata in Egitto, dove il santo eremita avrebbe condotto la sua lunga vita. Questa mescolanza di nomi orientali, germanici (anacronistici) e latini è indizio della permeabilità della cultura ligure. La leggenda è descritta dal padre gesuita Teofilo Raynaud nell’opera Symbola Antoniana, edita a Roma nel 1648 su commissione di due nobili ventimigliesi, Antonio Porro e Girolamo Lanteri. I conti di Ventimiglia, che si attribuivano poteri taumaturgici, sostenevano di appartenere alla discendenza del santo ed erano soliti andare in pellegrinaggio a Vienne nel Delfinato, ove si conservano le reliquie del santo. Gerolamo Rossi, nel fornire queste informazioni, afferma che nel castello dei Ventimiglia si custodiva, come reliquia, la supposta culla del santo. In passato i Ventimigliesi che si trovassero a Vienne durante la festività del santo godevano dell’onore di portare in processione il baldacchino sopra le sue reliquie. Tuttora a Ventimiglia se ne celebra la ricorrenza, come del resto in molte località della Liguria, dove Antonio è molto venerato sia come protettore dei padroni di barche sia degli animali, un ruolo quest’ultimo riconosciuto nel resto d’Italia e non solo.