Pubblicato da ArteMista facebook.com/artemista.net/(si apre in una nuova scheda) Defendente Ferrari. In particolare per il meraviglioso polittico dell’abbazia di Sant’Antonio di Ranverso (Torino)

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Artemista snc

२०२० अप्रिल १८ · 

Buona lettura
Un approfondimento
Grazie 😊Precettoria di Sant’Antonio di Ranversoकलासन्देश पठाउनुहोस्Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso२०२० अप्रिल १८

Buongiorno e buon sabato!
Inaugura oggi una nuova rubrica di approfondimenti: #Santantonioonair
La proporremo il sabato mattina, ogni volta su nuovi argomenti relativi alla Precettoria.
Incominciamo con un prezioso contributo di Arabella Cifani e Franco Monetti a proposito del polittico di Defendente Ferrari posizionato nel presbiterio della chiesa.
Buona lettura!

Riproponiamo un nostro saggio, forse sfuggito a molti, nel quale sono stati pubblicati nuovi e fondamentali documenti su Defendente Ferrari e la sua bottega per il pagamento e il trasporto della pala di sant’Antonio di Ranverso nel 1531 . Da notare come i cospicui pagamenti “pro bona servitute magistrorum pictorum” denotino la presenza accanto al maestro di una bottega composta da artisti di un livello tale da poter essere chiamati “magistri” . I documenti ritrovati accendono pertanto nuove e fondamentali luci sulle vicende di Defendente e del suo ancora poco noto entourage artistico.
Per i riferimenti bibliografici , cfr. Arabella Cifani, Franco Monetti, La festa di Sant’Antonio Abate del 17 gennaio 1532 alla precettoria degli Antoniani di Ranverso. Nuovi documenti per il Polittico di Defendente Ferrari, in: “Arte Cristiana” , marzo-aprile 2010, n. 857, pp. 115-120.
Le fotografie sono dell’Archivio fotografico privato Cifani-Monetti.


Arabella Cifani
Franco Monetti

La festa di Sant’Antonio Abate del 17 gennaio 1532 alla Precettorìa degli Antoniani di Ranverso (Torino). Nuovi documenti per il Polittico di Defendente Ferrari.


La vicenda umana ed artistica del grande pittore Defendente Ferrari da Chivasso (Torino), uno dei protagonisti del rinascimento italiano spesso ingiustamente trascurato dalla storiografia artistica nazionale ed internazionale, è purtroppo carente di documenti storici, aldilà naturalmente dei quadri firmati e datati (1).
In particolare per il meraviglioso polittico dell’abbazia di Sant’Antonio di Ranverso (Torino) finora si conosceva soltanto – scoperto e letto per primo da padre barnabita Luigi Bruzza nel 1858 – il documento di commissione stilato dalla Comunità di Moncalieri (Torino) con il pittore del grande polittico della precettorìa degli Antoniani di Ranverso: da considerare in assoluto come capolavoro e caposaldo dell’arte piemontese del Cinquecento, nonché del rinascimento italiano ed europeo (2).
Abbiamo avviato una ricerca d’archivio per il reperimento dei pagamenti effettivi dell’opera commissionata. La ricerca ha portato finora al ritrovamento di un nucleo significativo di documenti in proposito e dovrà essere in futuro approfondita. E’ probabile infatti che altri pagamenti possano riapparire ed illuminare le vicende del polittico di Ranverso.
La decisione da parte della Comunità di Moncalieri di innalzare una grande ancona nel presbiterio della chiesa degli Antoniani di Ranverso era stata da tempo presa. Prima del contratto tra la Comunità e il pittore Defendente i responsabili della Comunità di Moncalieri – tra cui Raqueto de Raquetis – si erano recati a Ranverso per abboccarsi con gli Antoniani ed aver da loro via libera al progetto: così afferma un documento seguente al contratto del 24 aprile 1530 (3).
La Comunità firma il contratto con Defendente il giovedì 21 aprile 1530 a Moncalieri. Sono presenti Manfredo Beaumont (Beaumondi), “consindicus”, Pietro Gramaya, “conrationator” ed il pittore maestro Defendente “de Ferrariis de Clavaxio”. Gli accordi prevedono che gli onerosi pagamenti per la pala di Ranverso si facciano in tre tempi da parte della Comunità. Un primo pagamento nel mese di maggio 1530; un secondo ad agosto (1530) ed il rimanente alla consegna e messa in opera del polittico. L’opera nella sua sostanza doveva essere consegnata per le feste di Natale del 1530. Le due grandi porte di chiusura (le ante) dovevano invece essere consegnate per le feste di Pasqua del 1531. In un lasso di tempo molto preciso: “infra festa Natalia proxime ventura, et portas infra festa pascalia proxime ventura”.
Considerata l’alta qualità della commissione, Defendente indirizzò dunque, a partire dal 21 aprile 1530, tutte le sue preoccupazioni per la realizzazione della grande ed impegnativa opera. Gli otto mesi previsti per la realizzazione del polittico, pur con il tempo estivo favorevole, non erano infatti molti per un’opera pittorica così imponente come la possiamo ammirare oggi. E poi vi era tutta la parte lignea e di carpenteria da realizzare. Un’opera tale impegnava duramente sia la sua bottega di pittura, sia i suoi collaboratori che si occupavano della realizzazione dell’ancona lignea da scolpire, dorare e colorare.
La successione degli eventi non fluì in realtà pulita e rapida come auspicato dal contratto. Defendente consegnò l’opera con oltre un anno di ritardo sulla data espressa nell’accordo: solo nel gennaio 1532, per la festa di Sant’Antonio (17 gennaio).
Che cosa impedì la realizzazione dell’opera nei tempi stabiliti? I documenti per ora a disposizione non consentono di venire a conoscere le cause del ritardo, tuttavia le enormi proporzioni del polittico e la straordinaria complessità del lavoro possono giustificare da sole lo slittamento della consegna.
Il 17 gennaio 1532, quasi due anni dopo, l’”egregius Raquetus de Raquetis”, per parte della Comunità di Moncalieri, si reca a Ranverso in compagnia del maestro Defendente de Ferrariis pittore di Chivasso. Di ritorno rende noto al consiglio che il reverendo signor vicario e tutti i religiosi di Ranverso rendevano immortali grazie alla Comunità di Moncalieri, che aveva fatto eseguire una così lodevole opera, e pregavano protezione per la comunità da parte di Dio Onnipotente e di Sant’Antonio.
I documenti ritrovati ritrovati sono molto chiari. Il polittico fu eseguito a Chivasso, dove Defendente aveva la bottega, e dopo la sua esecuzione fu portato da Chivasso a Moncalieri. Per il trasporto da Chivasso a Moncalieri il pittore fu pagato 14 fiorini. Nell’occasione a Defendente fu pagata un’altra parte del lavoro insieme con un donativo “pro bona servitute magistrorum pictorum”: e cioè 237 fiorini.
A Moncalieri fu naturalmente visto, considerato in ogni sua parte sulla base del contratto ed apprezzato dalla Comunità. E di qui fu portato a Ranverso a spese del Comune.
I pagamenti per il trasporto da Moncalieri a Ranverso e per la posa finale del grande polittico evidenziano con precisione le persone che furono incaricate per quest’ultima fase del lavoro. Sono raccolti tutti insieme e vengono tutti fatti il 15 gennaio 1532, ad eccezione di quelli di Maestro Oldrado per il ferro (13 gennaio) e di Francesco Tesio (18 gennaio 1532). A sua volta Maestro Claudio Bertulmati è pagato il 22 febbraio 1532 (fiorini 3 e grossi 6).
Dietro ogni pagamento, che occorre leggere in sequenza in calce al presente saggio, segue la registrazione della parcella da parte dello scrivano della Comunità, dopo l’approvazione dei Sindaci responsabili. Quello di Francesco Tesio è già una registrazione.
Per la prima volta dai documenti appare che Defendente Ferrari teneva bottega con altri pittori: i “magistri pictores” che lo aiutavano sono infatti esplicitamente testimoniati insieme con il maestro. Un fatto già ipotizzato, ma che solo ora trova conferma documentaria. La Comunità di Moncalieri fu così contenta del lavoro fatto da Defendente che ritenne opportuno aggiungere una mancia “ pro bona servitute magistrorum pictorum”.
Mentre non conosciamo le modalità di trasporto da Chivasso a Moncalieri, sicuramente complesso dovette essere sicuramente il trasporto della fragile ancona da Moncalieri a Ranverso con un carro trainato da buoi su strade non certo agevoli. Nella campagna piemontese invernale, chiusa nel gelo di gennaio, il carro procedette cautamente per evitare gli inevitabili sobbalzi. Poi ecco l’arrivo a Ranverso, lo scarico del prezioso polittico, i mastri della bottega di Defendente impegnati a montare l’enorme apparato, il rumore dei martelli, lo stridio delle seghe: il cantiere del montaggio durò circa circa una settimana. E infine la magia dell’oro e dell’azzurro che brilla alla luce mobile dei ceri e riempie il vuoto dell’abside grigia.
All’altare maggiore della chiesa di Ranverso, il meraviglioso polittico brilla ancor oggi, fulgido di splendidi e vivaci colori, ricco di innumeri sorprendenti particolari. La complessa e ricchissima struttura del polittico è composta da una grande ancona centrale incastonata in una struttura lignea scolpita e dorata, fornita di predella e cuspide. L’ancona è racchiusa in una sorta di enorme astuccio dipinto con ante mobili che venivano solitamente mantenute chiuse e che presentavano all’esterno scene sacre dipinte a monocromo. Il polittico veniva mostrato in tutto il suo splendore solo durante le feste e in giorni determinati: un fatto che ne aumentava l’incanto sui fedeli che potevano così aver accesso ad una sorta di stupefacente anticipo delle visioni di paradiso: colorata, dorata, affollata di figure sacre. Cuore del polittico è la centrale adorazione di Gesù Bambino con la Vergine, San Giuseppe ed Angeli. Ai lati di essa i santi Antonio Abate, Rocco, Sebastiano e Bernardino da Siena testimoniano la loro fede esibendo vistosamente gli attributi delle loro rispettive santità e/o martiri. Sovrasta tutto un timpano triangolare con il Cristo del sepolcro secondo il modello della visione di Santa Croce in Gerusalemme (4). Al piede del polittico si dipana invece il nastro della predella con sette storie della vita di sant’Antonio Abate. Nelle ante mobili troneggiano il Beato Amedeo di Savoia, San Gerolamo, Sant’Antonio che incontra san Paolo eremita, San Cristoforo. Una infinita pioggia di squisiti particolari attende ulteriori studi che, putroppo, tardano: la meravigliosa flora che costella le tavole, i costumi dei santi, le stoffe delle vesti, le architetture, le tipologie dei paesaggi, i dolci animali che costellano la pala (il candido cane di san Rocco, il maialino di Sant’Antonio, l’asino e il bue dell’Adorazione, il leone sdentato di san Girolamo, i pesci di San Cristoforo,ecc.) gli intagli dell’ancona e i motivi decorativi.
A Ranverso, nei comuni di Rosta e Buttigliera Alta, si celebra ancor oggi il 17 gennaio di ogni anno la festa di Sant’Antonio Abate; vi partecipano soprattutto i contadini e gli abitanti dei dintorni. Si
benedicono in particolare gli animali con un buon augurio per l’imminente annata (5). Un ricordo di questa festa si ritrova ancora negli affreschi gotici dell’abside sulla porta della sacrestia: due contadini, dipinti con icastico senso della realtà, camminano verso l’altare portando al guinzaglio due maiali neri molto simili alle cinte senesi.
Ma la festa ha radici antiche. Maggiore fu sicuramente la festa del 17 gennaio 1532, sotto il governo degli Antoniani (6). La festa di quell’anno a Ranverso dovette essere ben singolare, irripetibile, nella chiesa illuminata dai ceri, dalle candele e soprattutto dallo splendore aureo del nuovo superbo polittico di Defendente, probabilmente con grande partecipazione dei contadini del tempo, sui volti dei quali si stampò il miracolo delle luci del memorabile giorno.

Note

(1) La situazione della critica storico-artistica di Defendente Ferrari è purtroppo ancora carente. Si sente sempre più fortemente il ritardo di studi su quel complesso fenomeno denominato finora “rinascimento piemontese”. Sul pittore sono infatti stati effettuati solo studi particolari che – ad esempio – non hanno ancora portato luci sulla vita del pittore, sulla sua vasta bottega e sui numerosi imitatori. Ne citiamo alcuni: AA. VV., Theatrum Mauritianum. Viaggio attraverso i beni artistici dell’Ordine Mauriziano, Milano 1992, passim; Paola Manchinu, Gli esordi biellesi di Defendente Ferrari, in “Rivista Biellese”, 1 (1998), pp. 37-42; Silvia Coppo, Due testimonianze figurative del monastero di Santa Chiara in Ivrea: la lapide di fondazione e la tavola di Defendente Ferrari, in “Bollettino dell’Associazione di Storia e Arte Canavesana”, Ivrea, 3 (2003), pp. 167-177; Fantino Fabrizio, Defendente Ferrari e la critica d’arte nell’Otto e Novecento, in «Annali di critica d’arte», III, 2007, pp. 175-217; Natale Maffioli, Un artista sconosciuto: il Maestro dell’Annunciazione di Avigliana, in “Arte cristiana”, n.95, 2007, pp.131-139; Defendente Ferrari a Palazzo Madama. Studi e restauri per il centenario della donazione Fontana, a cura di Simone Baiocco, Savigliano 2009, ivi bibliografia.

(2) Per il documento, cfr. Schede Vesme, IV, Torino 1982, p. 1270. Cfr. anche: Josephi Francisci Meyranesii, Pedemontium Sacrum, volumen secundum, e Regio Typographeo, Torino MDCCCLXIII (1863), con Illustrazioni e Documenti a cura di A. Bosio:“L’incona dell’altar maggiore di questa chiesa [della Precettoria di Ranverso] a diversi scompartimenti in forma di tritico col Natale del Divin Redentore, S. Antonio Abate e diversi altri, fu fatta dipingere per ordine della Città di Moncalieri in eseguimento di voto da Difendente Ferraris di Chivasso nel 1531, pittore poco noto, quantunque non indegno di stare in prima schiera fra gli autori di scuola vercellese a cui sembra appartenere” (pp. 473-474). La nota è indicata correttamente dalle Schede Vesme, IV, Torino 1982, p. 1267.

(3) Cfr. Schede Vesme, IV, Torino 1982, pp. 1270-1271.

(4) Cfr. Carlo Bertelli, The image of pity in Santa Croce in Gerusalemme, in Essays presented to Rudolf Wittkower on his sixtyfifth birthday, London 1967, pp. 40-55.

(5) Cfr. Arabella Cifani, Franco Monetti, Elio Fucini, Storia di Rosta, Alpignano (Torino) 2044, p. 54: “Festa d’inverno. Per la ricorrenza i contadini scendevano alla Precettorìa di Ranverso, dove riempivano la mente ed il cuore con le immagini di Defendente Ferrari illuminate da siepi di candele. Sulla piazzetta antistante si vendeva il vino e si benediceva il bestiame, si acquistava il pane benedetto che poi i contadini mangiavano, facendone parte anche ai propri animali”.

(6) Per gli Antoniani a Ranverso, cfr. soprattutto Italo Ruffino, Storia ospedaliera antoniana. Studi e ricerche sugli antichi ospedali di sant’Antonio abate, Cantalupa (Torino) 2006; ivi amplissima ed aggiornata bibliografia. In più vogliamo segnalare di passaggio, in questo caso per il pittore Giacomo Jacquerio a Ranverso, gli innovativi documenti portati dall’amico Gian Mario Pasquino scomparso prematuramente il 4 febbraio 2008: Gian Mario Pasquino, Sulle tracce di Giacomo Jacquerio negli archivi arcivescovile e capitolare di Torino, “Archivio Teologio Torinese”, 2005, anno 11, n. 1, pp. 160-165. Cfr. anche Arabella Cifani, memoria di Gian Mario Pasquino (1943-2008), in: AA. VV., L’umile artigiano tra codici e pergamene, Vercelli 2008, pp. 16-17.

Documenti per il polittico di Ranverso dall’Archivio Comunale di Moncalieri (Torino)

Consuetudini della Comunità di Moncalieri verso la chiesa degli Antoniani di Ranverso negli anni Trenta del Cinquecento

Serie E, vol. 22, f. 463v:
Il 14 giugno probabilmente del 1531 per un grosso cero a Sant’Antonio di Ranverso [di rubbo 1 e libbre 7] la Comunità spende, oltre l’elemosina, fiorini 13 e grossi 4.
Lo stesso giorno lo scrivano della Comunità annota ancora; “solvi ad Sanctum Anthonium pro una missa magna ff. [fiorini] — g.[grossi] 9″; e “solvi guardiano Sancti Anthonij ut custodiat bene cereum ff. — g. 5″.
Segnaliamo i valori delle misure richiamate nei documenti:
Oncia pari a Kg. 0, 0307;
Libbra (12 once) pari a Kg. 0,3688;
Rubbo (25 libbre) pari a Kg. 9,2219.


Primo pagamento per il polittico nel 1530
Esistono ancora altri pagamenti seguenti per il grande polittico tra i documenti dell’archivio comunale di Moncalieri; quelli riportati vogliono essere soltanto esemplificativi.

Serie E, vol. 22, f. 389v:
[Fine aprile-inizio maggio del 1530]

“Pro […] Glaudio Rascherij
Glaudius […] solvit Magistro Deffendenti de Ferrariis pictore in Clavaxio pro introytu solucionis anchone ff. LII g. VI”.

Serie E, vol. 22, f. 463v:
[14 giugno 1531 ?]
“Item solvi Vieto Larduti [Carduti] pro jumenta qua duxit Petrus Bernerij Clavaxium pro portando peccunias magistro anchone ff. – g.10”.

Pagamenti per il trasporto, i lavori di sistemazione e pagamento finale del polittico nel 1532

Serie E, vol. 22, f. 488r-v:
[15 gennaio 1532]
Pro Lazero Paglerij
Et primo pro duobus diebus quibus accessit ad Sanctum Anthonium cum bobus et curru portando anconam Comunitatis cum Francisco de Ceresolis facto pacto cum eodem Lazero ff. III.

Pro Philippo Paglerij
Et primo pro diebus duobus quibus accessit ad Sanctum Anthonium cum bobus et curru anconam Comunitatis cum Lazero Paglerij et Francisco de Ceresolis facto pacto ad florenos tres.

Pro magistro Stephano Valerij
Et primo pro sua manufactura valvelarum [sic, per varvelarum] et saragluriarum pro ancona Sancti Anthonij facto pacto cum eodem ad florenos V.

[13 gennaio 1532]
Pro Magistro Oldrado
Pro Rub. 2 llr. 2 ferri pro faciendo varvelas ancone Sancti Anthonij die sabbati 13 januarij 1532 florenos IIII et grossos duos.

Serie E, vol. 22, f. 489v:
[18 gennaio 1532]
Pro Francisco Texie
Domine Massarie solvatis Francisco Tesie pro diebus septem utilibus ad laborare in loco Sancti Anthonii de Ranverso vacatis pro ancona Comunitatis et diebus duobus eundi et reddendi florenos quatuor.

Serie E, vol. 22, f. 489r bis:
[22 febbraio 1532]
“Parcella magistri Glaudij Bertulmati
Pro diebus sex vacatis ad reponendam anconam in ecclesia Sancti Anthonij Ranversi [fiorini 3 e grossi 6]

[22 febbraio 1532]
Pro Magistro Deffendente pictore Clavaxij
Primo pro portu ancone Sancti Anthonij portate a Clavaxio ad Montecalerium ff. 14.
Item libravj pro resta faciendi dictam anconam et pro bona servitute magistrorum
pictorum ff. 237.
Questo pagamento al pittore Defendente de Ferrari è l’ultima tranche di pagamento degli 800 fiorini e grossi 10 pattuiti nel contratto del 21 aprile 153.