Le diverse diramazioni della via Francigena. Passando dalla Sacra di San Michele e per l’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso.

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A Torino questo percorso giungeva già in epoca romana,
principalmente per mezzo della Strada di Rivoli, “Rippolarum” e la Strada 116
di Collegno, “Collegii” e probabilmente solo in epoca medievale tramite la 117
strada alternativa di Lucento e Pianezza, detta strada Pellerina, “Pellegrina”.
Questi percorsi possono dunque essere considerati come un’importante
risorsa commerciale obbligata, durante gli anni arduinici infatti, l’Imperatore
Corrado II: “assicurò ai cittadini di Asti libero uso della strada transitante per la
Vallem Secusiensem” . 118
Tuttavia nel Medioevo “I due principali percorsi francigeni tra il Po e le
Alpi erano quello diretto verso il valico valdostano del Gran San Bernardo e
quello diretto verso il Moncenisio, che metteva in comunicazione le valli della
Dora Riparia e dell’Arc nella regione della Maurienne. Una variante di valico
della via Francigena valdostana era il Piccolo San Bernardo, più usato per il
traffico locale; una variante di quella valsusina era il Monginevro, il quale
addirittura in età romana era stato il passo più importante prima che i trasporti
medievali – propensi a percorsi aspri, con grande dislivello, ma con transito
montano più breve, favorissero l’affermazione del Moncenisio” . 119
Al Colle del Moncenisio, a partire dall’825 era attivo un ospizio per i
pellegrini ed in viandanti , punto di sosta dell’itinerario transalpino. Poco 120
oltre, lungo la strada per Susa era situata l’abbazia di Novalesa. Passando
dalla Sacra di San Michele e per l’abbazia di Sant’Antonio di Ranverso,