Simboli Antoniani

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    Almeno fin dal VI secolo, monaci anacoreti, provenienti dalla Tebaide, avrebbero gestito il ricetto, dove si curava il “fuoco sacro”, sito nell’uliveto della Colletta, il poggio fuori le mura della Porta di Tramontana.
La Colletta, che dominava dall’alto il sito del “Lago” ospitante il Porto canale medievale, reggeva una chiesa già dedicata a San Michele, ricavata nella struttura di un antico tempietto dedicato ai Dioscuri.

 Antichi hospitalis

Antoniani
    a Ventimiglia

I Dioscuri: Castore e Polluce

Canonico regolare Antoniano

Simboli antoniani

Immagini tratte da “Storia ospedaliera antoniana” di Italo Ruffino

              EFFATA’ editrice

San Michele, sulla Colletta

     I monaci Antoniani erano identificabili dall’abito: una tonaca nera con una grande ‘tau’ azzurra, conosciuta anche come la “potenza di Sant’Antonio”. La Tau è considerata anche simbolo di potenza, a causa della sua somiglianza con le forche ed i patiboli. La campanella era un altro simbolo dell’Ordine, con la quale gli Antoniani annunciavano il loro arrivo durante gli spostamenti e le “questue”.
Il segno del Tau (taw in ebraico, ultima lettera di quell’alfabeto) ha un’origine antichissima, risalente alla Bibbia: lo si ritrova nel libro della Genesi (4, 15), nell’Esodo (12, 7), in Giobbe (31, 35) ma soprattutto in Ezechiele (9, 3-4), quando dice: «Il Signore disse: Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un Tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono …».
   In questo passo il Profeta Ezechiele raccomanda a Israele di restare fedele a Dio fino alla fine, per essere riconosciuto come simbolicamente segnato con il “sigillo” del Tau sulla fronte quale popolo scelto da Dio fino alla fine della vita.

La tau degli Antoniani

 …. dei Cavalieri del Tau

La tau francescana

La  tau templare

        La lettera greca “T“, venne adottata come simbolo dagli Antoniani perché, oltre a ricordare la croce, rappresentava la stampella usata dagli ammalati, inoltre la ‘tau’ alludeva alla parola “thauma”, vocabolo che in greco antico significava “prodigio”.

 

Canonici Antoniani

        Si ha notizia che anche nella nostra città, durante tutto il medioevo, i maiali allevati dai frati Ospedalieri di Sant’Antonio, potessero girare liberamente per le vie, nutriti e rispettati da tutti, perché erano riconoscibili dal campanello che portavano al collo.
Il maialino con la campanella era conosciuto come: u porcu d’u Santu, che si alimentava con gli scarti dei desinari cittadini, svolgendo così anche un servizio ecologico.
Con il grasso dell’animale macellato, i monaci preparavano l’unguento che serviva a lenire i patimenti agli affetti dal “fuoco sacro” o dell’herpes zoster. A quella cura aggiungevano applicazioni di argilla, che estraevano dalle “Terre Bianche” site sul crinale Roia-Nervia di Montecurto, luogo che avevano avuto in concessione dai Conti.

Radici ventimigliesi