Detiene il Dossier Comma 6bis, Chiesa Abbaziale Monumento Nazionale di Sant’Antonio di Ranverso. introdotto dal Senato, precisa che viene mantenuto l’uso sacro della Abbazia di Staffarla in conformità con la prescrizione dell’art. 831 del Codice Civile, ai sensi del quale gli edifici destinati all’esercizio pubblico del culto cattolico  non possono essere sottratti alla loro destinazione neppure per effetto di alienazione.

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  • Altra documentazione
    • Statuto dell’Ordine Mauriziano, approvato con Delibera del Commissario Straordinario n. 582/2003 in data 23 settembre 2003

    Giurisprudenza

    • Consiglio di Stato. Decisione 18 ottobre 1977, n. 875

     

     


    Scheda di sintesi
    per l’istruttoria legislativa


    Dati identificativi

    Numero del disegno di legge di conversione A.C. 5499
    Numero del decreto-legge 277
    Titolo del decreto-legge Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 novembre 2004, n. 277, recante interventi straordinari per il riordino e il risanamento economico dell’Ente Ordine Mauriziano di Torino
    Settore d’intervento Sanità; beni culturali; pubblica amministrazione
    Iter al Senato Si
    Numero di articoli
    §       testo originario 4
    §       testo approvato dal Senato 4
    Date
    §       emanazione 19 novembre 2004
    §       pubblicazione in Gazzetta ufficiale 22 novembre 2004
    §       approvazione del Senato 16 dicembre 2004
    §       assegnazione 17 dicembre 2004
    §       scadenza 21 gennaio 2005
    Commissione competente XII (Affari sociali)

    Comitato per la legislazione

    Pareri previsti I (Affari costituzionali)

    II (Giustizia)

    V (Bilancio)

    VII (Cultura)

    Commissione parlamentare per le questioni regionali

     

     


    Struttura e oggetto

    Contenuto

    Il provvedimento in esame, modificato dal Senato, è volto ad assicurare un riordino giuridico e finanziario dell’Ordine Mauriziano, ente ospedaliero disciplinato dalla XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione.

    In particolare:

    –               la regione Piemonte disciplina con legge regionale la natura giuridica dell’Ente ospedaliero (costituito dalle strutture sanitarie Umberto I di Torino e Istituto per la ricerca e la cura del cancro di Candiolo) ed il suo inserimento nell’organizzazione sanitaria regionale (art. 1);

    –               è creata la Fondazione Mauriziana, con il compito di gestire i beni di proprietà dell’Ente (ad eccezione delle strutture ospedaliere e ad alcuni beni sabaudi puntualmente individuati dal decreto legge in esame, affidati ad un’altra Fondazione), e alla loro valorizzazione, nonché al risanamento della situazione di dissesto finanziario (art. 2);

    –               sono dettate norme specifiche per la sospensione delle azioni esecutive nei confronti dell’Ente, in attesa dell’avvio delle azioni di risanamento da parte del Commissario dell’Ente (art. 3).

    Relazioni allegate

    Risultano allegate al disegno di legge del Governo, presentato al Senato (A.S. 3227) la relazione illustrativa, la relazione tecnica sull’assenza di oneri finanziari e l’analisi tecnico normativa.

    Precedenti decreti-legge sulla stessa materia

    Come segnalato dalla relazione di accompagnamento, in passato si è fatto ricorso ad un decreto legge per emanare norme analoghe all’art. 3 del presente provvedimento, per la sospensione delle azioni esecutive intraprese nei confronti delle aziende Policlinico Umberto I e S. Andrea di Roma.


    Elementi per l’istruttoria legislativa

    Motivazioni della necessità ed urgenza

    Nella premessa del decreto legge si evidenzia l’urgenza di adottare misure che, da una lato, garantiscano la prosecuzione dell’attività dell’Ordine Mauriziano e, dall’altro, consentano il tempestivo risanamento finanziario dell’Ente, profili sottolineati anche nelle relazioni allegate al provvedimento.

    Rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite

    Il provvedimento si pone innanzitutto come attuazione della XIV disposizione della Costituzioneche, al terzo comma, rinvia alla legge ordinaria la disciplina del funzionamento dell’Ordine Mauriziano in qualità di “ente ospedaliero”.

    La relazione tecnica sottolinea che la legge regionale di cui all’art. 1 del decreto-legge sarà adottata ai sensi dell’art. 117 della Costituzione, con riferimento alla materia “tutela della salute”, oggetto di legislazione concorrente tra Stato e Regioni.

    Accanto alla tutela della salute, va comunque segnalato che il provvedimento in esame riguarda anche altri profili, come quello dell’”ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali” e, con specifico riguardo all’art. 3 del presente decreto legge, dell’”ordinamento civile”, materie entrambe rimesse alla potestà esclusiva dello Stato.

    Si segnala, infine, che le norme recate dall’articolo 2, commi 4-7, possono essere ricondotte alla materia dei “beni culturali”. Al riguardo, occorre considerare che l’art. 117, co. 2, lett. s), Cost., ha annoverato la “tutela dei beni culturali”tra le materie di competenza esclusiva dello Stato, mentre l’art. 117, co. 2, Cost., ha incluso la “valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali”tra le materie di legislazione concorrente. Inoltre, l’art. 118, co. 3, Cost., ha devoluto alla legge statale il compito di disciplinare “forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali” tra Stato e regioni.

     

    Rispetto degli altri princìpi costituzionali

    La compatibilità tra gli interventi strutturali recati dal provvedimento in esame – con particolare riguardo alla previsione che una legge regionale regoli la natura giuridica dell’ente e alla costituzione, accanto ad esso, di una fondazione – e il terzo comma della XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione (che recita: “L’Ordine Mauriziano è conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla legge”) ha formato oggetto di dibattito nel corso dell’esame al Senato.

    Sui termini del dibattito e sulle interpretazioni che giurisprudenza e dottrina hanno dato della disposizione costituzionale, si rinvia alle schede di lettura.

    Specificità ed omogeneità delle disposizioni

    Le norme in esame appaiono volte, sia pure sotto diversi profili, a dettare un nuovo ordinamento dell’Ente ed il ristabilimento dei suoi equilibri economico-finanziari.

    Incidenza sull’ordinamento giuridico

    Attribuzione di poteri normativi

    Con legge regionale sarà definita la natura dell’Ente ed il suo inquadramento nell’ordinamento sanitario regionale (art. 1).

    E inoltre demandata ad un decreto del Ministro dell’interno – da adottarsi con il concerto dei Ministri dell’economia e delle finanze e per i beni e le attività culturali, previo parere delle commissioni parlamentari competenti da esprimere entro trenta giorni dall’assegnazione – l’approvazione dello statuto della Fondazione Ordine Mauruziano (art. 7).

    Formulazione del testo

    Al riguardo appare opportuno un chiarimento sul rapporto tra le due Fondazioni previste dall’art. 2 nonché tra le disposizioni che prevedono due relazioni al Parlamento sulla situazione della Fondazione (cfr. più diffusamente la scheda sull’art. 2).

     

     

     

     


    Schede di lettura


    Articolo 1
    (Ente Ordine Mauriziano di Torino)

     

    L’articolo in esame, modificato dal Senato, specifica che l’Ordine Mauriziano di Torino è costituito dall’ospedale Umberto I di Torino e dall’Istituto per la ricerca e la cura del cancro di Candiolo (Torino), nel rispetto dello Statuto dell’Ordine e della legislazione in materia (comma 1).

    La Regione Piemonte definirà con legge la natura giuridica dell’Ente e il suo inserimento nell’ordinamento sanitario della regione, nel rispetto della pevisione della XIV disposizione finale della Costituzione (comma 2).

     

    Si ricorda che la XIV disposizione finale della Costituzione dispone che l’Ordine Mauriziano “è conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla legge”. La disciplina attuativa del disposto costituzionale è rappresentata dalla legge n. 1596 del 1962.

    Lo Statuto vigente dell’Ordine Mauriziano è stato adottato con decreto del Ministero dell’interno del 7 dicembre 2003, al fine di adeguare le disposizioni ivi contenute alla normativa generale sul servizio sanitario nazionale e sull’organizzazione della pubblica amministrazione.

    I rapporti giuridici e finanziari tra le strutture ospedaliere dell’Ordine e la Regione Piemonte sono stati oggetto nel tempo di numerosi provvedimenti regionali. Di recente, in seguito all’aggravarsi della situazione economico finanziaria dell’Ente, sono stati sottoscritti tra Regione e Ordine Mauriziano un Protocollo d’intesa in data 9 dicembre 2003 ed una successiva Convenzione al fine di disciplinare lo svolgimento delle prestazioni sanitarie rese dalle strutture ospedaliere ed a risolvere il contenzioso in atto.

     

    (Per una ricostruzione dettagliata della normativa regionale e dei provvedimenti assunti dalla Regione Piemonte cfr. infra la scheda di lettura)

     

     


    Articolo 2
    (Costituzione della Fondazione Mauriziana)

     

    Il comma 1 dispone la costituzione della Fondazione Ordine Mauriziano, con sede in Torino.

     

    Ai sensi del comma 2, a detta fondazione è trasferito il complesso dei beni mobili e immobili dell’Ente, con la sola esclusione dei presìdi ospedalieri menzionati al precedente articolo 1.

     

    Il comma 3 dispone altresì che la Fondazione subentri all’Ente in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi, ivi compreso il relativo contenzioso e le situazioni creditorie e debitorie, con la sola eccezione dei rapporti di lavoro e dei contratti di somministrazione di beni e servizi concernenti l’esercizio delle attività sanitarie svolte nei presìdi ospedalieri (sono comunque trasferite alla Fondazione le obbligazioni pecuniarie sorte in conseguenza delle prestazioni e forniture eseguite sino alla data di entrata in vigore del decreto).

    Da quanto esposto si ricava l’intendimento – peraltro dichiarato dal Governo nella relazione illustrativa al d.d.l. di conversione ed emerso nel corso dell’esame al Senato – di far fronte alla preoccupante situazione finanziaria dell’Ente attraverso un intervento strutturale che, da un lato, salvaguardi la prosecuzione dell’attività sanitaria da parte dell’Ente, dall’altro – attraverso la costituzione di un’apposita fondazione – consenta di perseguire il risanamento economico attraverso l’utilizzazione dei beni già facenti parte del suo patrimonio.

    Un emendamento approvato nel corso dell’esame al Senato, integrando il comma 2 dell’articolo, prepone un apposito comitato alla vigilanza sull’attività di gestione della fondazione. Il comitato è composto da cinque membri rispettivamente nominati:

    • dal Presidente del Consiglio dei ministri (con funzioni di presidente del comitato);
    • dal ministro dell’interno;
    • dal ministro per i beni e le attività culturali;
    • dalla Regione Piemonte;
    • dall’Ordinario diocesano di Torino.

    Il comitato presenta una relazione annuale al Presidente del Consiglio dei ministri, che ne cura la trasmissione alle competenti Commissioni parlamentari. A tale ultimo riguardo, parrebbe preferibile un più generale riferimento alle Camere. Potrebbe inoltre risultare opportuno un coordinamento tra l’obbligo di relazione qui disposto e quello (rivolto direttamente al Parlamento) che l’art. 3, co. 2, ultimo periodo, pone in capo agli organi statutari della fondazione.

    Gli oneri per il funzionamento del comitato sono a carico dell’Ente Ordine Mauriziano.

    A parte quest’ultima precisazione (e, al comma 4, l’inserimento tra i fini della fondazione del risanamento del dissesto finanziario dell’Ente[1]), dal testo dell’articolo non emergono altri collegamenti espliciti, di ordine strutturale o funzionale, tra la Fondazione costituita ai sensi dell’articolo in esame e l’Ente Ordine Mauriziano.

     

    Lo statuto della fondazione è approvato (ai sensi del successivo comma 7) con decreto del ministro dell’interno, da adottarsi di concerto con i ministri dell’economia e delle finanze e per i beni e le attività culturali previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, da esprimere entro trenta giorni dall’assegnazione. La previsione del parere parlamentare è stata introdotta da un emendamento approvato al Senato.

     

    Ai sensi del comma 4 la Fondazione Ordine Mauriziano:

    • gestisce il patrimonio e i beni dell’Ente Ordine Mauriziano [2] (di cui entra in possesso ai sensi del comma 2);
    • provvede al risanamento del dissesto finanziario dell’Ente (per la somma computata alla data di entrata in vigore del decreto legge in esame [3]) anche mediante la dismissione dei beni del patrimonio disponibile, nel rispetto delle disposizioni previste dall’articolo 12, commi da 1 a 9, del Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al  D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42;
    • conserva e valorizza il patrimonio culturale di sua proprietà nel rispetto delle disposizioni previste dal già citato Codice.

     

    Con riguardo alla procedura di dismissione richiamata dal comma 4, si ricorda che l’articolo 12, commi da 1 a 9, del Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, riproducendo i contenuti dell’articolo 27 del DL n. 269/2003[4] ha innovato la normativa precedente fondata sulla presunzione generale di interesse culturale  dei beni mobili e immobili appartenenti allo Stato, alle regioni e ad altri enti, pubblici, nonché a persone giuridiche private senza scopo di lucro. L’articolo prescrive infatti che i beni in questione (ora indicati dall’art.10, comma 1, del Codice) vengano assoggettati ad uno specifico procedimento di verifica dell’interesse culturale, ferma restando, medio tempore, la loro sottoposizione alla disciplina di tutela (anche cautelare e preventiva: art. 28).

    L’accertamento è affidato ai competenti organi del Ministero per i beni culturali ed ambientali sulla base di indirizzi generali stabiliti da quest’ultimo per assicurate uniformità nella valutazione[5]. Qualora il procedimento si concluda con esito negativo, i beni in questione vengono esclusi dall’ambito di applicazione delle disposizioni di tutela contenute nel Codice (Titolo I, artt.10-100); inoltre, se questi ultimi fanno parte del demanio dello Stato, della regione o di altri enti pubblici, viene avviata la procedura di sdemanializzazione con conseguente possibilità di procedere alla loro alienazione (art.12 commi 4-6).

    compiti di conservazione e valorizzazione del proprio patrimonio, attribuiti alla Fondazione nel rispetto delle prescrizioni del già richiamato Codice dei beni culturali, sono definiti preliminarmente dagli articoli 3 (Tutela del patrimonio culturale) e 6 (Valorizzazione) del Codice stesso; al Titolo I, capo III, artt. 20-38 sono poi indicate specifiche misure di protezione, nonché obblighi  ed interventi conservativi; al Titolo II, capo II, artt.111-113 e 114 sono indicati i principi della valorizzazione, anche con riguardo a beni di proprietà privata.

     

    Il comma 5, come sostituito da un emendamento approvato dal Senatodispone che la Fondazione Ordine Mauriziano partecipi all’atto costitutivo ed  approvi lo statuto di un’altra fondazione alla quale prendono parte il Ministero per i beni e le attività culturali, la regione Piemonte, nonché altri enti pubblici territoriali o altri soggetti pubblici e privati interessati[6].

    Tale costituenda fondazione, finalizzata alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale di pertinenza sabauda, avrà in godimento dalla Fondazione Ordine Mauriziano i beni sabaudi indicati in una apposita tabella allegata al DL; si tratta in particolare:

    • della Palazzina di caccia di Stupinigi, con le relative pertinenze mobiliari, ivi compresi la biblioteca e gli archivi storici; il giardino retrostante, Esedre; il Padiglione denominato «Castelvecchio»;
    • del complesso monastico cistercense di S. Antonio di Ranverso, con il complesso edilizio del Concentrico e le pertinenze mobiliari ed ambientali per una fascia di 100 metri a partire da quest’ultimo;
    • del complesso monastico cistercense dell’Abbazia di Staffarla con il complesso edilizio del Concentrico e le pertinenze mobiliari ed ambientali per una fascia di 100 metri a partire da quest’ultimo.

     

    Con riguardo ai beni culturale trasferiti in uso alla costituenda fondazione, si presume che questi ultimi,  già oggetto di tutela ai sensi della legge n 1089/1939[7], siano automaticamente sottoposti alle disposizioni di tutela contenute nel Titolo I del Codice. Esse attribuiscono al ministero poteri di vigilanza (articolo 18) ed ispezione (articolo 19), disciplinano l’attività di protezione e gli interventi conservativi spettanti ai privati possessori o detentori a qualsiasi titolo (Capo III artt. 20-40) nonché la procedura dell’alienazione  (Sezione I del Capo IV).

    In relazione alla disposizione sopra commentata si ricorda inoltre che, ai sensi dell’articolo 10 del D.Lgs. 368/1998[8] e del relativo regolamento di applicazione (DM 491/2001)[9]il  Ministero per i beni e le attività culturali può costituire o partecipare a Fondazioni “allo scopo di perseguire il più efficace esercizio delle proprie funzioni e, in particolare, della gestione e valorizzazione dei beni culturali e della promozione delle attività culturali” (art 1 del DM). In caso di fondazioni partecipate dal ministero, tuttavia, l’atto costitutivo e lo statuto di queste ultime devono conformarsi al regolamento sopra richiamato, che reca disposizioni specifiche in merito agli organi di gestione ed assegna al mistero stesso funzioni di controllo e vigilanza, estensibili fino allo scioglimento degli organi.

    In relazione a quanto sopra esposto sembrerebbe da valutare la previsione del comma 5 che riserva esclusivamente alla Fondazione Ordine Mauriziano l’approvazione dello statuto della costituenda fondazione.

    Dalla formulazione dei commi 1-6 inoltre non appare chiaro il rapporto esistente tra le due fondazioni: la Fondazione Ordine Mauriziano, costituita ai sensi dei commi 1-4, sembrerebbe preposta essenzialmente alla gestione ed eventuale dismissione del patrimonio immobiliare dell’Ente per sanare la situazione debitoria, anche se l’ultimo periodo del comma 4 fa riferimento a funzioni di conservazione e valorizzazione; la fondazione disciplinata  dal comma 5 sembrerebbe esclusivamente finalizzata alla  tutela ed alla valorizzazione degli immobili e delle aree appartenenti al patrimonio sabaudo.

     

    A proposito dei commi 4 e 5 dell’articolo in commento, si segnala infine che la 7° Commissione del Senato, in sede di espressione del parere sul ddl di conversione del decreto legge in esame (AS 3227), ha raccomandato che le procedure di dismissione e di conferimento in uso previste dai commi 4[10] e 5 dell’articolo 2 non comportino in alcun modo il mutamento di destinazione delle aree o l’aumento di volumetria degli immobili ovvero la modifica dell’uso prettamente agricolo[11].

     

    Il comma 6 dell’articolo in esame assoggetta i terreni del Parco naturale di Stupinigi[12], istituito con legge della regione Piemonte 14 gennaio 1992, n. 1[13], all’articolo 45 (Prescrizioni di tutela indiretta) del citato Codice dei beni culturali e del paesaggio.

    L’articolo 45, al fine della tutela dei beni culturali, consente al Ministero di prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo l’integrità dei beni immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro. Agli articoli successivi (art.46-47) viene disciplinato il procedimento per la “tutela indiretta”, la cui iniziativa compete al sovrintendente, e si dispone la notifica al proprietario. Si precisa inoltre (nel medesimo art. 45, al comma2) che gli enti pubblici territoriali interessati provvedono ad uniformare alle prescrizioni medesime i regolamenti edilizi e gli strumenti urbanistici.

    In relazione alla disposizione in commento si segnala che la legge regionale n. 1/1992 (artt .5 e 9) esclude interventi sugli edifici esistenti nel parco o edificazione di nuove strutture in assenza del Piano di area, appositamente predisposto dalla Regione d’intesa con l’Ordine, o se non previsti da questo.

     

    Il comma 6 bis, introdotto dal Senatoprecisa che viene mantenuto l’uso sacro della Abbazia di Staffarla in conformità con la prescrizione dell’art. 831 del Codice Civile, ai sensi del quale gli edifici destinati all’esercizio pubblico del culto cattolico  non possono essere sottratti alla loro destinazione neppure per effetto di alienazione.

    Una disciplina speciale per i beni culturali di interesse religioso è prevista dalla legge 121/1985 di ratifica dell’accordo di modifica  al Concordato lateranense dell’11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede[14]. Il provvedimento, oltre a salvaguardare lo status degli edifici di culto escludendo interventi (requisizione, occupazione, espropriazione, demolizione) non concordati con la competente autorità ecclesiastica (art.5), prefigura un regime di collaborazione tra la Santa Sede e la Repubblica italiana per la tutela del patrimonio storico ed artistico, tramite l’adozione di opportuni accordi volti ad armonizzare l’applicazione della legge italiana con le esigenze di carattere religioso (art.12)[15]. L’osservanza di tali accordi è prescritta da ultimo dall’art. 9 del Codice dei beni culturali, di cui al D.Lgs. 42/2004.

    ***

     

    Nel corso dell’esame al Senato si è dibattuto ampiamente sulla compatibilità tra gli interventi strutturali recati dal provvedimento in esame, e in particolar modo dal suo art. 2, e il più volte citato terzo comma della XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione. La questione ha formato l’oggetto di una questione pregiudiziale, respinta dall’Assemblea nella seduta del 15 dicembre. Secondo i presentatori della pregiudiziale[16] la legge regionale non potrebbe regolare la natura giuridica dell’ente, né potrebbe costituirsi, accanto ad esso, una fondazione: la norma costituzionale, infatti, riferendosi all’Ordine Mauriziano nel complesso dei suoi fini in materia di beneficenza, di istruzione e di culto, impedirebbe al legislatore ordinario di introdurre norme che ne intaccassero l’essenza e il modo di essere, affidando solo un mandato a disciplinare il funzionamento dell’ente, conservato nella sua unitarietà.

    Il relatore e il rappresentante del Governo hanno per altro verso ribadito l’assoluta convinzione della regolarità costituzionale del provvedimento il quale, mantenendo in vita l’Ordine Mauriziano come ente ospedaliero nella sua essenziale connotazione, reca misure indispensabili al suo risanamento finanziario, oltre che rispettose dell’attuale riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni in materia di sanità.

    Sulle interpretazioni che la giurisprudenza e la dottrina hanno dato del terzo comma della XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione, si veda quanto ricordato nel paragrafo che illustra il quadro normativo di riferimento.

     

    Costituzione della Repubblica italiana (artt. 77 e 117 e norma finale n. XIV)

  • L. 5 novembre 1962, n. 1596. Nuovo ordinamento dell’Ordine Mauriziano in attuazione della quattordicesima disposizione finale della Costituzione
  • L. 23 dicembre 1978, n. 833. Istituzione del servizio sanitario nazionale (art. 41)
  • D.Lgs. 30 dicembre 1992 n. 502. Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421 (art. 1, così sostituito dall’art. 1, D.Lgs. 19 giugno 1999, n. 229 e art. 4, co. 12. così sostituito dall’art. 5, D.Lgs. 7 dicembre 1993, n. 517)
  • D.Lgs. 20 ottobre 1998, n. 368. Istituzione del Ministero per i beni e le attività culturali, a norma dell’articolo 11 della L. 15 marzo 1997, n. 59 (art. 10)
  • D.L. 1 ottobre 1999, n. 341, conv. con mod., L. 3 dicembre 1999, n. 453. Disposizioni urgenti per l’Azienda Policlinico Umberto I e per l’Azienda ospedaliera Sant’Andrea di Roma (art. 2)
  • D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267. Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (art. 248)
  • Ministro per i beni e le attività culturali. D.M. 27 novembre 2001, n. 491. Regolamento recante disposizioni concernenti la costituzione e la partecipazione a fondazioni da parte del Ministero per i beni e le attività culturali, a norma dell’articolo 10 del D.Lgs. 20 ottobre 1998, n. 368, e successive modificazioni.
  • D.M. 7 novembre 2003. Approvazione dello statuto dell’Ente Ordine Mauriziano
  • D.P.R. 8 aprile 2003. Proroga dell’incarico di commissario straordinario per la gestione dell’Ente Ordine Mauriziano.
  • D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42. Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della L. 6 luglio 2002, n. 137 (art. 12, co. 1-9 e art. 45)
  • D.P.C.M. 27 aprile 2004. Nomina del Commissario straordinario dell’Ordine Mauriziano
  • D.P.C.M. 21 ottobre 2004. Conferma del commissario straordinario dell’Ordine Mauriziano

Provvedimenti della Regione Piemonte

  • L.R. 14 gennaio 1992, n. 1. Istituzione del Parco Naturale di Stupinigi
  • L.R. 18 gennaio 1995, n. 8. Finanziamento, gestione patrimoniale ed economico-finanziaria delle Unità Sanitarie Locali e delle Aziende Ospedaliere  (artt. 2 e 7)
  • L.R. 12 dicembre 1997, n. 61. Norme per la programmazione sanitaria e per il Piano sanitario regionale per il triennio 1997-1999  (Parte II- Rapporti con Enti)
  • Protocollo di intesa tra Regione Piemonte e Ordine Mauriziano di Torino. Provvedimenti correlati all’autorizzazione dei Ministeri Vigilanti sull’Ordine Mauriziano. (Deliberazione della Giunta Regionale 17 novembre 2003, n. 57-11013)
  • Convenzione tra l’Ordine Mauriziano e la regione Piemonte (dal BUR Piemonte – Parte I e II – n. 18 del 6 maggio 2004)

Altra documentazione

  • Statuto dell’Ordine Mauriziano, approvato con Delibera del Commissario Straordinario n. 582/2003 in data 23 settembre 2003

Giurisprudenza

  • Consiglio di Stato. Decisione 18 ottobre 1977, n. 875

Contenuto

Il provvedimento in esame, modificato dal Senato, è volto ad assicurare un riordino giuridico e finanziario dell’Ordine Mauriziano, ente ospedaliero disciplinato dalla XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione.

In particolare:

–               la regione Piemonte disciplina con legge regionale la natura giuridica dell’Ente ospedaliero (costituito dalle strutture sanitarie Umberto I di Torino e Istituto per la ricerca e la cura del cancro di Candiolo) ed il suo inserimento nell’organizzazione sanitaria regionale (art. 1);

–               è creata la Fondazione Mauriziana, con il compito di gestire i beni di proprietà dell’Ente (ad eccezione delle strutture ospedaliere e ad alcuni beni sabaudi puntualmente individuati dal decreto legge in esame, affidati ad un’altra Fondazione), e alla loro valorizzazione, nonché al risanamento della situazione di dissesto finanziario (art. 2);

–               sono dettate norme specifiche per la sospensione delle azioni esecutive nei confronti dell’Ente, in attesa dell’avvio delle azioni di risanamento da parte del Commissario dell’Ente (art. 3).

Relazioni allegate

Risultano allegate al disegno di legge del Governo, presentato al Senato (A.S. 3227) la relazione illustrativa, la relazione tecnica sull’assenza di oneri finanziari e l’analisi tecnico normativa.

Precedenti decreti-legge sulla stessa materia

Come segnalato dalla relazione di accompagnamento, in passato si è fatto ricorso ad un decreto legge per emanare norme analoghe all’art. 3 del presente provvedimento, per la sospensione delle azioni esecutive intraprese nei confronti delle aziende Policlinico Umberto I e S. Andrea di Roma.


Elementi per l’istruttoria legislativa

Motivazioni della necessità ed urgenza

Nella premessa del decreto legge si evidenzia l’urgenza di adottare misure che, da una lato, garantiscano la prosecuzione dell’attività dell’Ordine Mauriziano e, dall’altro, consentano il tempestivo risanamento finanziario dell’Ente, profili sottolineati anche nelle relazioni allegate al provvedimento.

Rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite

Il provvedimento si pone innanzitutto come attuazione della XIV disposizione della Costituzioneche, al terzo comma, rinvia alla legge ordinaria la disciplina del funzionamento dell’Ordine Mauriziano in qualità di “ente ospedaliero”.

La relazione tecnica sottolinea che la legge regionale di cui all’art. 1 del decreto-legge sarà adottata ai sensi dell’art. 117 della Costituzione, con riferimento alla materia “tutela della salute”, oggetto di legislazione concorrente tra Stato e Regioni.

Accanto alla tutela della salute, va comunque segnalato che il provvedimento in esame riguarda anche altri profili, come quello dell’”ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali” e, con specifico riguardo all’art. 3 del presente decreto legge, dell’”ordinamento civile”, materie entrambe rimesse alla potestà esclusiva dello Stato.

Si segnala, infine, che le norme recate dall’articolo 2, commi 4-7, possono essere ricondotte alla materia dei “beni culturali”. Al riguardo, occorre considerare che l’art. 117, co. 2, lett. s), Cost., ha annoverato la “tutela dei beni culturali”tra le materie di competenza esclusiva dello Stato, mentre l’art. 117, co. 2, Cost., ha incluso la “valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali”tra le materie di legislazione concorrente. Inoltre, l’art. 118, co. 3, Cost., ha devoluto alla legge statale il compito di disciplinare “forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali” tra Stato e regioni.

 

Rispetto degli altri princìpi costituzionali

La compatibilità tra gli interventi strutturali recati dal provvedimento in esame – con particolare riguardo alla previsione che una legge regionale regoli la natura giuridica dell’ente e alla costituzione, accanto ad esso, di una fondazione – e il terzo comma della XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione (che recita: “L’Ordine Mauriziano è conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla legge”) ha formato oggetto di dibattito nel corso dell’esame al Senato.

Sui termini del dibattito e sulle interpretazioni che giurisprudenza e dottrina hanno dato della disposizione costituzionale, si rinvia alle schede di lettura.

Specificità ed omogeneità delle disposizioni

Le norme in esame appaiono volte, sia pure sotto diversi profili, a dettare un nuovo ordinamento dell’Ente ed il ristabilimento dei suoi equilibri economico-finanziari.

Incidenza sull’ordinamento giuridico

Attribuzione di poteri normativi

Con legge regionale sarà definita la natura dell’Ente ed il suo inquadramento nell’ordinamento sanitario regionale (art. 1).

E inoltre demandata ad un decreto del Ministro dell’interno – da adottarsi con il concerto dei Ministri dell’economia e delle finanze e per i beni e le attività culturali, previo parere delle commissioni parlamentari competenti da esprimere entro trenta giorni dall’assegnazione – l’approvazione dello statuto della Fondazione Ordine Mauruziano (art. 7).

Formulazione del testo

Al riguardo appare opportuno un chiarimento sul rapporto tra le due Fondazioni previste dall’art. 2 nonché tra le disposizioni che prevedono due relazioni al Parlamento sulla situazione della Fondazione (cfr. più diffusamente la scheda sull’art. 2).

 

 

 

 


Schede di lettura


Articolo 1
(Ente Ordine Mauriziano di Torino)

 

L’articolo in esame, modificato dal Senato, specifica che l’Ordine Mauriziano di Torino è costituito dall’ospedale Umberto I di Torino e dall’Istituto per la ricerca e la cura del cancro di Candiolo (Torino), nel rispetto dello Statuto dell’Ordine e della legislazione in materia (comma 1).

La Regione Piemonte definirà con legge la natura giuridica dell’Ente e il suo inserimento nell’ordinamento sanitario della regione, nel rispetto della pevisione della XIV disposizione finale della Costituzione (comma 2).

 

Si ricorda che la XIV disposizione finale della Costituzione dispone che l’Ordine Mauriziano “è conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla legge”. La disciplina attuativa del disposto costituzionale è rappresentata dalla legge n. 1596 del 1962.

Lo Statuto vigente dell’Ordine Mauriziano è stato adottato con decreto del Ministero dell’interno del 7 dicembre 2003, al fine di adeguare le disposizioni ivi contenute alla normativa generale sul servizio sanitario nazionale e sull’organizzazione della pubblica amministrazione.

I rapporti giuridici e finanziari tra le strutture ospedaliere dell’Ordine e la Regione Piemonte sono stati oggetto nel tempo di numerosi provvedimenti regionali. Di recente, in seguito all’aggravarsi della situazione economico finanziaria dell’Ente, sono stati sottoscritti tra Regione e Ordine Mauriziano un Protocollo d’intesa in data 9 dicembre 2003 ed una successiva Convenzione al fine di disciplinare lo svolgimento delle prestazioni sanitarie rese dalle strutture ospedaliere ed a risolvere il contenzioso in atto.

 

(Per una ricostruzione dettagliata della normativa regionale e dei provvedimenti assunti dalla Regione Piemonte cfr. infra la scheda di lettura

Articolo 2
(Costituzione della Fondazione Mauriziana)

Il comma 1 dispone la costituzione della Fondazione Ordine Mauriziano, con sede in Torino.

Ai sensi del comma 2, a detta fondazione è trasferito il complesso dei beni mobili e immobili dell’Ente, con la sola esclusione dei presìdi ospedalieri menzionati al precedente articolo 1.

Icomma 3 dispone altresì che la Fondazione subentri all’Ente in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi, ivi compreso il relativo contenzioso e le situazioni creditorie e debitorie, con la sola eccezione dei rapporti di lavoro e dei contratti di somministrazione di beni e servizi concernenti l’esercizio delle attività sanitarie svolte nei presìdi ospedalieri (sono comunque trasferite alla Fondazione le obbligazioni pecuniarie sorte in conseguenza delle prestazioni e forniture eseguite sino alla data di entrata in vigore del decreto).

Da quanto esposto si ricava l’intendimento – peraltro dichiarato dal Governo nella relazione illustrativa al d.d.l. di conversione ed emerso nel corso dell’esame al Senato – di far fronte alla preoccupante situazione finanziaria dell’Ente attraverso un intervento strutturale che, da un lato, salvaguardi la prosecuzione dell’attività sanitaria da parte dell’Ente, dall’altro – attraverso la costituzione di un’apposita fondazione – consenta di perseguire il risanamento economico attraverso l’utilizzazione dei beni già facenti parte del suo patrimonio.

Un emendamento approvato nel corso dell’esame al Senato, integrando il comma 2 dell’articolo, prepone un apposito comitato alla vigilanza sull’attività di gestione della fondazione. Il comitato è composto da cinque membri rispettivamente nominati:

  • dal Presidente del Consiglio dei ministri (con funzioni di presidente del comitato);
  • dal ministro dell’interno;
  • dal ministro per i beni e le attività culturali;
  • dalla Regione Piemonte;
  • dall’Ordinario diocesano di Torino.

Il comitato presenta una relazione annuale al Presidente del Consiglio dei ministri, che ne cura la trasmissione alle competenti Commissioni parlamentari. A tale ultimo riguardo, parrebbe preferibile un più generale riferimento alle Camere. Potrebbe inoltre risultare opportuno un coordinamento tra l’obbligo di relazione qui disposto e quello (rivolto direttamente al Parlamento) che l’art. 3, co. 2, ultimo periodo, pone in capo agli organi statutari della fondazione.

Gli oneri per il funzionamento del comitato sono a carico dell’Ente Ordine Mauriziano.

A parte quest’ultima precisazione (e, al comma 4, l’inserimento tra i fini della fondazione del risanamento del dissesto finanziario dell’Ente[1]), dal testo dell’articolo non emergono altri collegamenti espliciti, di ordine strutturale o funzionale, tra la Fondazione costituita ai sensi dell’articolo in esame e l’Ente Ordine Mauriziano.

 

Lo statuto della fondazione è approvato (ai sensi del successivo comma 7) con decreto del ministro dell’interno, da adottarsi di concerto con i ministri dell’economia e delle finanze e per i beni e le attività culturali previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, da esprimere entro trenta giorni dall’assegnazione. La previsione del parere parlamentare è stata introdotta da un emendamento approvato al Senato.

 

Ai sensi del comma 4 la Fondazione Ordine Mauriziano:

  • gestisce il patrimonio e i beni dell’Ente Ordine Mauriziano [2] (di cui entra in possesso ai sensi del comma 2);
  • provvede al risanamento del dissesto finanziario dell’Ente (per la somma computata alla data di entrata in vigore del decreto legge in esame [3]) anche mediante la dismissione dei beni del patrimonio disponibile, nel rispetto delle disposizioni previste dall’articolo 12, commi da 1 a 9, del Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al  D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42;
  • conserva e valorizza il patrimonio culturale di sua proprietà nel rispetto delle disposizioni previste dal già citato Codice.

 

Con riguardo alla procedura di dismissione richiamata dal comma 4, si ricorda che l’articolo 12, commi da 1 a 9, del Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, riproducendo i contenuti dell’articolo 27 del DL n. 269/2003[4] ha innovato la normativa precedente fondata sulla presunzione generale di interesse culturale  dei beni mobili e immobili appartenenti allo Stato, alle regioni e ad altri enti, pubblici, nonché a persone giuridiche private senza scopo di lucro. L’articolo prescrive infatti che i beni in questione (ora indicati dall’art.10, comma 1, del Codice) vengano assoggettati ad uno specifico procedimento di verifica dell’interesse culturale, ferma restando, medio tempore, la loro sottoposizione alla disciplina di tutela (anche cautelare e preventiva: art. 28).

L’accertamento è affidato ai competenti organi del Ministero per i beni culturali ed ambientali sulla base di indirizzi generali stabiliti da quest’ultimo per assicurate uniformità nella valutazione[5]. Qualora il procedimento si concluda con esito negativo, i beni in questione vengono esclusi dall’ambito di applicazione delle disposizioni di tutela contenute nel Codice (Titolo I, artt.10-100); inoltre, se questi ultimi fanno parte del demanio dello Stato, della regione o di altri enti pubblici, viene avviata la procedura di sdemanializzazione con conseguente possibilità di procedere alla loro alienazione (art.12 commi 4-6).

compiti di conservazione e valorizzazione del proprio patrimonio, attribuiti alla Fondazione nel rispetto delle prescrizioni del già richiamato Codice dei beni culturali, sono definiti preliminarmente dagli articoli 3 (Tutela del patrimonio culturale) e 6 (Valorizzazione) del Codice stesso; al Titolo I, capo III, artt. 20-38 sono poi indicate specifiche misure di protezione, nonché obblighi  ed interventi conservativi; al Titolo II, capo II, artt.111-113 e 114 sono indicati i principi della valorizzazione, anche con riguardo a beni di proprietà privata.

 

Il comma 5, come sostituito da un emendamento approvato dal Senatodispone che la Fondazione Ordine Mauriziano partecipi all’atto costitutivo ed  approvi lo statuto di un’altra fondazione alla quale prendono parte il Ministero per i beni e le attività culturali, la regione Piemonte, nonché altri enti pubblici territoriali o altri soggetti pubblici e privati interessati[6].

Tale costituenda fondazione, finalizzata alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale di pertinenza sabauda, avrà in godimento dalla Fondazione Ordine Mauriziano i beni sabaudi indicati in una apposita tabella allegata al DL; si tratta in particolare:

  • della Palazzina di caccia di Stupinigi, con le relative pertinenze mobiliari, ivi compresi la biblioteca e gli archivi storici; il giardino retrostante, Esedre; il Padiglione denominato «Castelvecchio»;
  • del complesso monastico cistercense di S. Antonio di Ranverso, con il complesso edilizio del Concentrico e le pertinenze mobiliari ed ambientali per una fascia di 100 metri a partire da quest’ultimo;
  • del complesso monastico cistercense dell’Abbazia di Staffarla con il complesso edilizio del Concentrico e le pertinenze mobiliari ed ambientali per una fascia di 100 metri a partire da quest’ultimo.

 

Con riguardo ai beni culturale trasferiti in uso alla costituenda fondazione, si presume che questi ultimi,  già oggetto di tutela ai sensi della legge n 1089/1939[7], siano automaticamente sottoposti alle disposizioni di tutela contenute nel Titolo I del Codice. Esse attribuiscono al ministero poteri di vigilanza (articolo 18) ed ispezione (articolo 19), disciplinano l’attività di protezione e gli interventi conservativi spettanti ai privati possessori o detentori a qualsiasi titolo (Capo III artt. 20-40) nonché la procedura dell’alienazione  (Sezione I del Capo IV).

In relazione alla disposizione sopra commentata si ricorda inoltre che, ai sensi dell’articolo 10 del D.Lgs. 368/1998[8] e del relativo regolamento di applicazione (DM 491/2001)[9]il  Ministero per i beni e le attività culturali può costituire o partecipare a Fondazioni “allo scopo di perseguire il più efficace esercizio delle proprie funzioni e, in particolare, della gestione e valorizzazione dei beni culturali e della promozione delle attività culturali” (art 1 del DM). In caso di fondazioni partecipate dal ministero, tuttavia, l’atto costitutivo e lo statuto di queste ultime devono conformarsi al regolamento sopra richiamato, che reca disposizioni specifiche in merito agli organi di gestione ed assegna al mistero stesso funzioni di controllo e vigilanza, estensibili fino allo scioglimento degli organi.

In relazione a quanto sopra esposto sembrerebbe da valutare la previsione del comma 5 che riserva esclusivamente alla Fondazione Ordine Mauriziano l’approvazione dello statuto della costituenda fondazione.

Dalla formulazione dei commi 1-6 inoltre non appare chiaro il rapporto esistente tra le due fondazioni: la Fondazione Ordine Mauriziano, costituita ai sensi dei commi 1-4, sembrerebbe preposta essenzialmente alla gestione ed eventuale dismissione del patrimonio immobiliare dell’Ente per sanare la situazione debitoria, anche se l’ultimo periodo del comma 4 fa riferimento a funzioni di conservazione e valorizzazione; la fondazione disciplinata  dal comma 5 sembrerebbe esclusivamente finalizzata alla  tutela ed alla valorizzazione degli immobili e delle aree appartenenti al patrimonio sabaudo.

 

A proposito dei commi 4 e 5 dell’articolo in commento, si segnala infine che la 7° Commissione del Senato, in sede di espressione del parere sul ddl di conversione del decreto legge in esame (AS 3227), ha raccomandato che le procedure di dismissione e di conferimento in uso previste dai commi 4[10] e 5 dell’articolo 2 non comportino in alcun modo il mutamento di destinazione delle aree o l’aumento di volumetria degli immobili ovvero la modifica dell’uso prettamente agricolo[11].

 

Il comma 6 dell’articolo in esame assoggetta i terreni del Parco naturale di Stupinigi[12], istituito con legge della regione Piemonte 14 gennaio 1992, n. 1[13], all’articolo 45 (Prescrizioni di tutela indiretta) del citato Codice dei beni culturali e del paesaggio.

L’articolo 45, al fine della tutela dei beni culturali, consente al Ministero di prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo l’integrità dei beni immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro. Agli articoli successivi (art.46-47) viene disciplinato il procedimento per la “tutela indiretta”, la cui iniziativa compete al sovrintendente, e si dispone la notifica al proprietario. Si precisa inoltre (nel medesimo art. 45, al comma2) che gli enti pubblici territoriali interessati provvedono ad uniformare alle prescrizioni medesime i regolamenti edilizi e gli strumenti urbanistici.

In relazione alla disposizione in commento si segnala che la legge regionale n. 1/1992 (artt .5 e 9) esclude interventi sugli edifici esistenti nel parco o edificazione di nuove strutture in assenza del Piano di area, appositamente predisposto dalla Regione d’intesa con l’Ordine, o se non previsti da questo.

 

Il comma 6 bis, introdotto dal Senatoprecisa che viene mantenuto l’uso sacro della Abbazia di Staffarla in conformità con la prescrizione dell’art. 831 del Codice Civile, ai sensi del quale gli edifici destinati all’esercizio pubblico del culto cattolico  non possono essere sottratti alla loro destinazione neppure per effetto di alienazione.

Una disciplina speciale per i beni culturali di interesse religioso è prevista dalla legge 121/1985 di ratifica dell’accordo di modifica  al Concordato lateranense dell’11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede[14]. Il provvedimento, oltre a salvaguardare lo status degli edifici di culto escludendo interventi (requisizione, occupazione, espropriazione, demolizione) non concordati con la competente autorità ecclesiastica (art.5), prefigura un regime di collaborazione tra la Santa Sede e la Repubblica italiana per la tutela del patrimonio storico ed artistico, tramite l’adozione di opportuni accordi volti ad armonizzare l’applicazione della legge italiana con le esigenze di carattere religioso (art.12)[15]. L’osservanza di tali accordi è prescritta da ultimo dall’art. 9 del Codice dei beni culturali, di cui al D.Lgs. 42/2004.

***

 

Nel corso dell’esame al Senato si è dibattuto ampiamente sulla compatibilità tra gli interventi strutturali recati dal provvedimento in esame, e in particolar modo dal suo art. 2, e il più volte citato terzo comma della XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione. La questione ha formato l’oggetto di una questione pregiudiziale, respinta dall’Assemblea nella seduta del 15 dicembre. Secondo i presentatori della pregiudiziale[16] la legge regionale non potrebbe regolare la natura giuridica dell’ente, né potrebbe costituirsi, accanto ad esso, una fondazione: la norma costituzionale, infatti, riferendosi all’Ordine Mauriziano nel complesso dei suoi fini in materia di beneficenza, di istruzione e di culto, impedirebbe al legislatore ordinario di introdurre norme che ne intaccassero l’essenza e il modo di essere, affidando solo un mandato a disciplinare il funzionamento dell’ente, conservato nella sua unitarietà.

Il relatore e il rappresentante del Governo hanno per altro verso ribadito l’assoluta convinzione della regolarità costituzionale del provvedimento il quale, mantenendo in vita l’Ordine Mauriziano come ente ospedaliero nella sua essenziale connotazione, reca misure indispensabili al suo risanamento finanziario, oltre che rispettose dell’attuale riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni in materia di sanità.

Sulle interpretazioni che la giurisprudenza e la dottrina hanno dato del terzo comma della XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione, si veda quanto ricordato nel paragrafo che illustra il quadro normativo di riferimento.

 

 

 


Articolo 3
(Provvedimenti urgenti per il risanamento dell’Ordine Mauriziano)

 

La norma in esame, modificata dal Senato, prevede disposizioni straordinarie e urgenti volte a garantire la gestione della Fondazione, anche in relazione alle numerose azioni esecutive promosse dai creditori dell’Ordine Mauriziano.

 

La relazione di accompagnamento sottolinea a tale riguardo che le misure in esame ripropongono in larga parte gli istituti già sperimentati in occasione della creazione in azienda ospedaliera, dotata di personalità giuridica pubblica, dell’azienda universitaria Policlinico Umberto I e della struttura ospedaliera Sant’Andrea di Roma.

 

La norma in esame dispone, al comma 1:

  1. a) non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti della Fondazione per i debiti insoluti dell’Ente;
  2. b) le procedure esecutive pendenti, per le quali sono scaduti i termini per l’opposizione giudiziale da parte dell’Ordine Mauriziano, ovvero la stessa opposizione sia stata rigettata, sono dichiarate estinte dal giudice, con inserimento nella massa passiva dell’importo dovuto a titolo di capitale, accessori e spese;
  3. c) i pignoramenti eventualmente eseguiti non hanno efficacia e non vincolano la Fondazione, la quale ne può disporre per le finalità previste dalla legge e dallo Statuto;
  4. d) i debiti insoluti non producono interessi né sono soggetti a rivalutazione monetaria,
  5. e) il legale rappresentante della Fondazione assume le funzioni di Commissario straordinario e provvede al ripiano dell’indebitamento pregresso accertando a tal fine la massa attiva e passiva;
  6. f) il Ministero dell’interno delibera in merito ai ricorsi presentati dai creditori esclusi;
  7. g) il rappresentante della Fondazione è autorizzato a procedere in via transattivi in merito alle richieste dei creditori.

 

In base al comma 2, in attesa dell’insediamento dei nuovi organi della Fondazione, è nominato con decreto del Presidente del consiglio dei ministri un commissario straordinario dell’Ente per l’esecuzione dei compiti di cui agli articoli 2 e 3 (lettere e), f), g) del decreto legge in esame.

Il Senato ha disposto altresì che il Commissario straordinario presenti entro sei mesi una dettagliata relazione sulle attività svolte al comitato di cui all’art. 2, comma 2. Una volta approvato lo Statuto della Fondazione, tale relazione dovrà essere presentata annualmente dagli organi statutari competenti al Parlamento.

 

 


Quadro di riferimento normativo nazionale

L’Ordine Mauriziano trae le sue origini dall’unione dei due Ordini di S. Maurizio (istituito dal Duca Amedeo VIII di Savoia nel 1434) e di S. Lazzaro (risalente ai tempi delle crociate) avvenuta nel 1572 con Bolle Pontificie di Papa Gregorio XIII.

 

La XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione, al terzo comma, ha disposto la conservazione dell’Ordine Mauriziano in qualità di “ente ospedaliero”. Per quanto riguarda il suo funzionamento, la Costituzione rinvia alla legge ordinaria.

 

Nel corso dei lavori dell’Assemblea costituente, la proposta di inserire tra le disposizioni transitorie una norma volta a mantenere l’Ordine Mauriziano quale ente, conservandone “soltanto la funzione ospitaliera di assistenza e beneficenza”, onde evitare che, con lo scioglimento degli Ordini cavallereschi che l’abolizione dei titoli nobiliari avrebbe determinato, se ne disperdesse il patrimonio, fu formulata dall’on. Einaudi ed accolta nella seduta della seconda Sottocommissione del 30 gennaio 1947. Il Comitato di redazione della Commissione dei 75 introdusse la norma in oggetto in sede di ultima stesura della disposizione IV (futura XIV disposizione) del progetto da sottoporre all’Assemblea, nell’ambito cioè della norma che reca il non riconoscimento dei titoli nobiliari e prevede la soppressione della Consulta araldica. Il comma assunse l’attuale formulazione con l’accoglimento, in un testo riformulato, di un emendamento presentato in Assemblea dall’on. Giua (seduta del 5 dicembre 1947).

La dottrina prevalente [17] dubita della natura propriamente “transitoria” della disposizione, che si configura come una norma di diritto singolare, in quanto rivolta a disciplinare lo status di un unico soggetto, e ritiene che essa possa leggersi, da un lato, quale norma di garanzia dell’esistenza dell’ente e dell’intangibilità delle sue funzioni; dall’altro, quale norma attributiva di competenze, in quanto rinvia alla legge la disciplina del funzionamento dell’ente. In senso analogo pare altresì orientata la giurisprudenza [18].

V’è però in dottrina chi, sulla base dei lavori preparatori e di considerazioni sistematiche ha ipotizzato una diversa lettura del terzo comma della XIV disposizione, non già come norma proiettata nel futuro a garanzia dell’Ordine e dei suoi fini, bensì come norma con valore transitorio di esenzione dell’Ordine dalla soppressione automatica dovuta all’abolizione dei titoli nobiliari [19].