Edoardo Rotunno scrive sul libro Ranverso e oltre….. Prima di essere completamente distrutta dal generale Catinat25, esisteva una croce in marmo con la base scolpita su entrambe le facce che mostrava da un lato un pellicano e dall’altro un colombo, il suo racconto si riferisce all’anno 1690 quando il Gen. Catinat scorazzava in Val di Susa , inspiegabilmente nell’archivio delle foto è stata trovata una veduta della croce posta sulla stele datata 1969 che ribalta la descrizione di Rotunno.

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Su questa foto si vede la croce sulla stele .

Ranverso e oltre……..un libro di grande successo di Edoardo Rotunno.

Sul lato nord, nel piazzale antistante l’odierno accesso alla chiesa, si erge
una stele di granito ottagonale, risalente al XIV secolo, collocata su un
masso erratico. Essa rappresentava un segnale ben visibile per i pellegrini
che erano in cerca di un rifugio e di una sicura accoglienza. La stele è scolpita a scudi, recanti la T inframmezzata da simboli.
Prima di essere completamente distrutta dal generale Catinat25, esisteva
una croce in marmo con la base scolpita su entrambe le facce che mostrava
da un lato un pellicano e dall’altro un colombo.
La data esatta della fondazione della chiesa di Ranverso non è certa, anche
se è verosimile collocarla alla fine del XII secolo. La tradizione vuole che
essa sia stata costruita su una preesistente cappella dedicata a San Biagio,
ma di ciò non vi è traccia in alcun documento, tranne che non si voglia
pensare all’origine dell’attuale cappella dedicata proprio a tale Santo.
La Chiesa è segnata nel corso dei secoli da parecchie ricostruzioni, modificazioni e alterazioni successive. In origine aveva dimensioni ridotte, consisteva
di una sola navata con un’abside semicircolare con un basso campanile sul
quale nella seconda metà del Trecento fu costruito quello attuale.
Il campanile che si erge a sinistra della chiesa, leggermente inclinato
verso sud, di stile lombardo gotico è alto m. 31,30 dalla base all’estremità
della cuspide. È suddiviso in cinque piani: i primi due sono illuminati
da semplici feritoie, il terzo ha finestre bifore con archi a tutto sesto nei
lati nord e ovest, mentre ai lati est e sud si trovano due orologi; il quarto
e quinto piano, anch’essi con finestre bifore su tutti e quattro i lati, e
di pregevole fattura con archi a tutto sesto e con deliziose decorazioni
in cotto terminanti al vertice in forma ogivale, divise da eleganti fasce
orizzontali di archetti acuti e trilobati26. Il campanile ha sulla sommità
25 Nicolas de Catinat de La Fanconnierie nacque a Parigi il 1° settembre 1637 e morì
a Saint-Gratien il 22 febbraio 1712. Condusse le campagne militari francesi in Italia
prima a fianco dei Savoia con la persecuzione dei Valdesi e, successivamente, contro
i Savoia con la disfatta di molte città piemontesi (Carmagnola, Avigliana, Rivoli,
Saluzzo, Savigliano e Fossano).
26 Le bifore del quarto piano sui lati est, sud e ovest presentano decorazioni di ciotole maiolicate.
Una di queste si trova al Museo Adriani, a Cherasco, con un’annotazione che recita “Piatto di
terracotta dipinta della facciata della Chiesa di Sant’Antonio di Ranverso, fondata nel 1181”.
La chiesa: esterno
Ranverso e… oltre
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una cuspide ottagonale, ornata da quattro pinnacoli con in cima una T in ferro battuto; sul vertice
della cuspide campeggia una banderuola segnavento, riproducente l’immagine di Sant’Antonio
con il bastone e il maialino tra i piedi.
Nel corso del XIII secolo le risorse economiche
della Precettoria ebbero un’inattesa implementazione, tant’è che gli Antoniani ritennero insufficiente l’originaria “chiesetta” e avviarono un
cantiere di lavoro, con l’estensione dell’abside trasformata in un presbiterio a pianta quadrata e volta
a crociera.
I lavori di ampliamento continuarono nella seconda
metà del secolo successivo: vennero costruite le due
cappelle del lato settentrionale, la chiesa fu allungata
e fu costruita la Sacrestia con volta a nervature ogivali
dipinte, venne eretto il portico (nartece) di ingresso
con i tre archi acuti sormontati dalle tipiche ghimberghe27 per finire con la navata minore meridionale.
La chiesa assunse l’aspetto attuale negli ultimi
decenni del Quattrocento, con un ulteriore allungamento che sfocia nell’abside poligonale composto
di sei contrafforti, terminanti con altrettanti pinnacoli sui quali svetta il simbolo antoniano della TAU,
(gran bell’esempio di stile gotico). Essa prende luce da eleganti monofore
ogivali, circondate da decorazioni in cotto, sormontate da altrettanti rosoni
anch’essi decorati in cotto; la parte superiore dell’abside è quasi circondata
da una serie di deliziosi archetti; l’impressione che se ne riceve è quella di
un edificio religioso, ma anche di una piccola fortezza.
La facciata a capanna della chiesa è costituita da tre portali, sormontati
da ghimberghe adorne di terrecotte a decorazioni floreali, foglie giganti,
fiori, frutta e ricca vegetazione, che culminano in altrettanti pinnacoli. Esse
vanno sicuramente annoverate tra i capolavori di quella magistrale arte del
cotto che in parte del Piemonte (Avigliana, Ciriè, Chivasso e Saluzzo) raggiunse la massima perfezione plastica e decorativa del periodo gotico28.
27 Frontone altissimo, a punta, ordinariamente fiancheggiato da due pinnacoli, sovrastante porte o finestre negli edifici gotici.
28 Durante il periodo romanico-gotico, l’uso della terracotta nell’abbellimento architettonico nasce, oltre che da una aspirazione artistica artigianale, anche come fabbricazione a stampi di tipo industriale, grazie ai quali si poteva ripetere all’infinito il
motivo ornamentale. Tale tecnica di produzione si era sviluppata anche in Lombardia
tra il XIV e XVI secolo. Gli esempi più comuni di decorazione sono grappoli d’uva,
ghiande, pere, foglie di cardo e di quercia, oppure rosette, fiori stilizzati, tronchi di
ramo. Pertanto, quest’arte spiccatamente piemontese, pur derivando da modelli gotici, assume un carattere peculiare a se stante e durerà sino ai primi anni del 1600.
Facciata nord
della chiesa
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La chiesa: esterno
È da evidenziare il pinnacolo della ghimberga
centrale che è spostato di alcuni centimetri verso
destra non per mero errore, come taluni a volte
pensano, ma per non compromettere eccessivamente la visuale del bel rosone centrale. Al centro della ghimberga centrale, la più alta delle tre,
spicca lo stemma di Jean de Montchenu, vescovo
di Viviers, nominato nel 1470 Cellerario di Ranverso, promotore di questi ultimi lavori di abbellimento della chiesa.
La facciata, sempre nel XV secolo, venne dipinta
con motivi geometrici a punta di diamante in
chiaroscuro, metodo che all’epoca era molto in
uso in Piemonte. Recentemente queste decorazioni sono state restaurate e integrate con
sapiente ritocco pittorico, ma ne parleremo
ancora nel capitolo dedicato agli ultimi restauri
di Ranverso, a pag. 69.
Due sono gli accessi alla chiesa: dal portone che
si apre nella parte centrale del nartece e da una
porticina collegata al chiostro. Il visitatore che si
appresta a entrare in chiesa, prima di oltrepassare
il portone di ingresso, viene colpito dall’aspetto
inquietante ed enigmatico del portico. I pilastri
grigio verde sono sormontati da capitelli antropomorfi: davanti alla porta
quattro teste barbute circondate da ghiande, sicuro richiamo alla figura
di Sant’Antonio Abate, un altro raffigurante un cane che porta un pane,
probabilmente riferito alla leggenda di San Rocco29, altri con sembianze di
uomini a mezza figura, teste di buoi, mostri, caproni e fogliame.
29 Rocco di Montpellier, noto universalmente come San Rocco, nacque tra il 1348 e il 1350
in Francia a Montpellier, e morì in Italia a Voghera nella notte tra il 15 e 16 agosto in un
anno imprecisato tra il 1376 e il 1379. Il Santo è presente a Ranverso, dipinto nel polittico
di Defendente Ferrari. San Rocco è un santo taumaturgo, per alcuni versi assimilabile a
Sant’Antonio Abate: infatti è protettore degli animali più umili e ancora oggi, in alcuni
paesi, il giorno 16 agosto è tradizione benedirli nelle piazze antistanti le chiese; per altri è
alternativo, lo sostituisce come protettore contro la peste. Il suo nome è strettamente collegato a questo flagello medievale; il viaggio di ritorno da Roma a Montpellier di Rocco fu
interrotto da un’epidemia di peste nella città di Piacenza, e infatti vi si fermò per dedicarsi
all’assistenza degli ammalati. Ben presto ne venne contagiato lui stesso. Si ritirò in una
grotta lungo il fiume Trebbia, in perfetta solitudine, e tradizione vuole che un cane provvedesse quotidianamente a portargli come alimento un pezzo di pane sottratto alla mensa
del suo padrone e signore del castello di Sarmato, il nobile Gottardo Pollastrelli. Questi,
accortosi dello strano comportamento del cane, lo seguì e trovò Rocco gemente per terra.
Lo curò amorevolmente sino alla guarigione totale e così Rocco riprese il cammino verso il
suo paese. Da quel momento il Gottardo, commosso e affascinato dalla figura e dal modo
di vivere di quel poverello, cedette ai poveri tutto il suo patrimonio e si ritirò da pellegrino
in quella grotta. Gottardo divenne poi il primo biografo del santo pellegrino.
Il masso erratico
e sullo sfondo la
Torre Campanaria
Ranverso e… oltre