Articolo del Signor Pier Carlo Sommo approvato da Ersilio Teifreto gestore del blog esegetico, etnologico e storiocistico. www.torinovoli.it. IN PIEMONTE SULLE STRADE DELLA FEDE: L’ABBAZIA DI S.ANTONIO DI RANVERSO nel 2020.

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Pier Carlo Sommo

Nel Medioevo viaggiare era un’avventura. Le strade erano poche, tra  le più frequentate quelle che portavano dal centro dell’Europa ai luoghi santi di pellegrinaggio, come Roma e Gerusalemme.  Quando non si poté più andare in Terra Santa per le invasioni turche, i pellegrini si dirigevano verso San Giacomo di Compostela, nella Galizia spagnola. Queste strade erano dette “cammini” che  “romei” e “jacobei” percorrevano a piedi, fruendo dell’ospitalità di monasteri, abbazie, conventi e ricoveri laici posti a distanze raggiungibili dal pellegrino in una giornata di cammino (circa 30 km.). Questi percorsi inizialmente pensati per facilitare i pellegrini servirono anche a mercanti e ladri, a soldati di ventura ed avventurieri, così viaggiare era anche un rischio.

Abbazia di S, Antonio di Ranverso (To) L’antico Ospedale

Delle strutture di ospitalità laiche poco è rimasto, se non nella memoria popolare (Osteria del Leon d’Oro, ai Tre Re), mentre quelle religiose, se pur si è mutato nel tempo l’uso, ci sono pervenute pressoché intatte. La struttura più diffusa collegata al monastero, è quella dell’ospedale, che deriva il suo nome da “hospitaiae”, che in antico indicava un albergo con ristoro e possibilità di cura per i pellegrini.

Uno degli itinerari medioevali è quello che si snoda nella bassa valle di Susa e che a Susa si biforca verso i due passi: quello del Monginevro risale l’alta valle che fu tenuta dagli Albon, signori del Delfinato, invece I’ antica strada romana della valle del Cenischia risale quello del Moncenisio, tenuto dai Savoia.

Il percorso passava da Torino, dove l’ospedale di tappa era quello dell’Abbadia di Stura, nella regione Barca, dedicato a S. Giacomo Maggiore.  Esiste ancora parte di quei fabbricati e la chiesa, ma sono  di proprietà privata, alcuni molto degradati e non visitabili

Da qui il pellegrino si avviava per la località detta ancor oggi “Pellerina” (strada dei pellegrini) e giungeva alla precettoria di S. Antonio di Ranverso presso Avigliana. Il complesso monastico nacque proprio come ospedale per pellegrini nel 1188, quando ai frati antoniani di Vienne in Delfinato fu affidato il compito, da parte di Umberto III di Savoia, detto il Beato, di curare il fuoco di S. Antonio nei territori Sabaudi al di qua delle Alpi. I seguaci di Sant’ Antonio per la loro caratteristica croce a T sul mantello furono chiamati “Cavalieri del Tau“, così come il loro santo fu sempre rappresentato col porcello di fianco, per distinguerlo da quello di Padova e per indicare come l’ordine fruisse della “sugna” (grasso) di maiale per lenire le sofferenze dei malati di Herpes Zoster. Questa malattia era conosciuta appunto con il nome di “fuoco di Sant’Antonio” o ” fuoco sacro“.

Ranverso la chiesa primitiva ad una sola navata fu ampliata a più riprese per giungere a costruzioni più complesse ed aggregate, anche se il momento di

Abbazia di S, Antonio di Ranverso (To) Affreschi di Giacomo Jaquerio

maggior importanza dell’Ordine si rispecchia nelle forme gotiche tra il XIV e il XV secolo. Tali architetture evidenziano l’influsso d’oltralpe che si è assimilato a forme autoctone piemontesi producendo un gioiello architettonico. L’attuale aspetto della chiesa racchiude un portico d’accesso con tre “ghimberghe”, corrispondenti alle tre navate, sormontate da pinnacoli ed un’abside gotica con contrafforti e ampie finestrature. L’interno del complesso, ormai privo del chiostro, di cui rimane solo un lato, è completamente affrescato con pregiate opere del piemontese Jacopo Jaquerio.

Polittico di Defendente Ferraris

Capolavoro di interesse è anche il polittico delle storie di S. Antonio, risalente al 1531 ed eseguito da Defendente Ferrari.

Dove vi sono ora le cascine, si può ammirare la facciata dell’antico ospedale della fine del XV secolo,  basso e lungo con una struttura a capanna ingentilita in facciata da una ghimberga e dai pinnacoli, doveva essere uno stanzone atto ad ospitare pellegrini e malati. La non eccessiva altezza serviva probabilmente per mantenere il calore che bracieri e fuochi  fornivano durante le notti invernali.

La Fondazione Ordine Mauriziano è attualmente proprietaria e custode di questo prezioso gioiello gotico.

Il complesso è visitabile da mercoledì a domenica 9,30 – 13,00 (ultimo ingresso ore 12,30)  14,00 – 17,30 (ultimo ingresso 17,00)