Nel 1476 Jolanda di Savoia, moglie del duca Amedeo IX, il Beato, spesso raffigurato nell’atto di venerare la Sindone, attraversa le Alpi recando seco le reliquie della Cappella di Chambéry, e quindi verosimilmente anche la Sindone.Una data Storica per Sant’Antonio di Ranverso nel 1476 ci fu il passaggio delle reliquie e forse anche della Sacra Sindone..

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Nel 1476 Jolanda di Savoia, moglie del duca Amedeo IX, il Beato, spesso raffigurato nell’atto di venerare la Sindone,
attraversa le Alpi recando seco le reliquie della Cappella di Chambéry, e quindi verosimilmente anche la Sindone.

 

LA STRADA DELLA SINDONE
La Sindone di Torino. Con questo nome è universalmente noto il Lenzuolo conservato nella capitale piemontese, che reca
la sino ad oggi inspiegata impronta di un uomo crocifisso e morto come i vangeli narrano di Gesù. Ed è proprio al Gesù dei
vangeli che la tradizione attribuisce questo Lenzuolo. Una tradizione che ha trovato terreno fertile in Piemonte,
suscitando una devozione a tutti i livelli ancor oggi viva, ma che ha visto nel XVI, XVII e buona parte del XVIII secolo il
momento di massimo sviluppo.
Dobbiamo infatti collegare la diffusione della conoscenza e del culto della Sindone dopo il suo arrivo a Torino – in
Piemonte ma parallelamente anche a livello più generale – a due eventi concomitanti: l’imporsi della dinastia sabauda sul
territorio a partire dal XVI secolo, per la quale la Sindone costituiva un segno legittimante, e la devozione ispirata e
propagata dallo spirito della Riforma cattolica, nel quale bene si inseriva, per le sue peculiari caratteristiche, il culto della
Sindone. Si pensi che quelli sono gli anni della fioritura dei Sacri Monti, non a caso concentrati in un’area piemontese e
lombarda che in buona parte si identifica con quella di diffusione del culto sindonico, ed ancora al ruolo fondamentale
rivestito da san Carlo Borromeo nei confronti sia della Sindone sia dei duchi di Savoia, proprietari del Lenzuolo dal 1453.
Ad essi era stato ceduto dall’ultima discendente degli Charny, la famiglia presso cui è documentato dagli anni ‘50 del
Trecento, cioè dal suo primo apparire in Europa.
Da allora ha seguito senza interruzione sorti e vicende di Casa Savoia. Prime fra tutte i viaggi, che la portarono presto –
anche se ignoriamo quando fu la prima volta – in Piemonte, ben prima che gli interessi politici preminenti della dinastia si
rivolgessero ai territori di qua delle Alpi.
Nel 1476 Jolanda di Savoia, moglie del duca Amedeo IX, il Beato, spesso raffigurato nell’atto di venerare la Sindone,
attraversa le Alpi recando seco le reliquie della Cappella di Chambéry, e quindi verosimilmente anche la Sindone.