Ranverso Prima di entra re in chiesa il turista non farà cosa inutile a gettare uno sguardo ull’acclusa pianta.

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Sant’Antonio di Ranverso
Sulla sin istra dello stra done, appena su perato il pa ese di
Rosta, s’ ap re un viale di vecchi olmi scamozzati che con duce
sulla piazza della ch ies a. La fa cciata gu ar d a a ponente come n elle
antiche costru zioni cr istiane, orientate longitudinalmente verso
Ge rusale mme, cd è assai interessante p er la mirahile armonia
dell e tre car atter istichc ghimhergh e alternate da pilastri. Qu este
ghimher ghc sono uno dei ca polavor i di quella magistrale arte del
cott o che, in Avi gliana, Ciriè, Chivasso, Chieri, Saluzzo, raggiu nse nell’epoca gotica una p erfezione plasti ca e decorativa
degna di essere stu di ata maggiormente di quanto lo sia stata sin o
ad oggi.
Prima di en tra re in ch ies a il turista non farà cosa inutile a
uetta re uno sgu ardo ull’acclusa pianta, nella quale, con oppo rtun i tratteggi, sono messe in risalto le succe sive epoc he ed
am pliazion i dell’ edificio secon do le risultanze degli stu d i dell’ing. Bertea , che di questo monumento cu rò il r estauro.
Da e sa si rivela come la cos tru zione ahhia avuto origin e ncl
secolo XII , con cara tter i pi ccatamente romanici e conclus ione n ei
cco li XIV e XV, co n i seg n i della più a rmon ica fattura gotica,
qua n do furon o e ffe tt uate le decoraz ioni pittorich e d el preshiterio e della sag res tia, che a nostro avviso costit u ì cono il maggiore
in te resse di tutto il monumento.
Esse sono dovut e al p ennello di un arti ta lo cale ehe sep pe
agg iorn a re la p ittura piemonte e del suo tempo sfatan do, almeno
in parte, la cre de nza, molto spesso fond at a, che l’arte piemontese
abbia sem pre seg u ito con ritardo le correnti este tiche delle altre
r egioni d’Italia. La Madonna in trono e gli A postoli affrescati
ulla paret e di sin istra (là vi è la firma con la di citura: [Picta]
– ?:l –
Particolare della · Sa li t a al Calvario . di Giacomo Iaquerio nella Chiesa di Sant’Antonio d i Ranverso.
[uit ista Capella p [er ] manu [m ] l acobi [ aqueri de Taurino ); il
Cristo nel sepolcro e i due vivi e perfetti contad ini offerenti a
. Antonio i tradizionali porcellini, della parete di destra; la
grandiosa Salita al Calvario, architettata magistrahncnte nella
sag restia, dimostrano appieno le eccellen ti doti pittorich e del
torinese Giacomo Jacquerio.
Secondo gli stu d i più accreditati, queste pitture dovrebbero
essere sta te eseguite dal 1426 al 1430. iamo cio è nell’ epoca in
cu i Stefano da Zevio a Verona, Jacobello dal Fiore a Venez ia,
Gentil e da Fabriano n ell’Italia centra le, Mi chelino da Besozz o e
gli Zavattari a Milano, tutti partecipi di un com u ne stile, pi eno
di raffinatezze gotiche e lineari, ma non scevro di accenni modernamente p la stici e chiaroscurali, davano forma ai loro fantasmi
talora gentili, tal ora terribilmente grottesch i e carica tu ra li. Cara tteri che, predominando ne lla sagrestia di Sant’Antonio di
Ranverso, fecero per troppo lu ngo tempo crede re che qu esta
com posizione fo sse dovuta a qua lch e ta rdivo artefice nordico
calato in P iemonte verso la fin e del secolo xv .
Riportata invece nel tempo e nel quadro amhientnle in cui
realmen te sorse, l’opera assume un valore nuovo e per nulla
di prezzahile e, con essa, quelle altre po ch e opere che ono a
noi pervenute, ce late dall’opportuno e discreto appartamento
de lle ch iesett e cam pestri dei dintorni di Avigliana, Coa zze,
Pi an ezza, Villafranca Sabauda, Manta aluzze e, Feni e Pioh e i
To rine e.
ltra cosa importante da ved er i in a n t’An to n io di Ran ver o
è la famosa an cona di Def endente F erra ri da Chivasso, ituat a
u ll’alt are maggiore, donat a alla ch iesa dai moncali eresi nel 1530,
per esse re stati liberati dalla pe te. L’opera ha un p articol are
inte resse per lo stu d io o di memorie arti tich e del Pi em onte,
poi ch è è stata la prima opera che i ia cono ciu ta di qu e to
pittore, il cu i nome sa re bbe rima to ign oto ch i à per qu anto
anco ra e, appena varcata la metà del sec olo cor o, lo stu dio o
frat e barnabita Luigi Bruzza, ro vistando nelle ca rte dell’archivio
comu n ale di Moncalieri, non avesse trovato nel cosiddett o {( libro
ro so » u n istrumento di locazione d’opera del 21 aprile 1530 col
quale u n consindaco di quella città affidava al « Magistro Deffendente Ferruriis de Clavaxio pietore » l’incarico di « facerc, dipin-
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gere et p erficere unam pulcram et ornatam anconam » per l’altare
maggiore di Sant’Antonio di Ranverso.
Prima d’allora le opere di Def endente venivano attribuite ad
artisti nordici. A eh i scorra i libri vec chi non riescir à difficil e
ved ere quest’opera attribuita soven te al pennello di Alberto Durer.
Questo dipinto costituisce l’interessante anticipo introduttivo
all’importante e copioso Museo delle op ere del pittore piemontese, come in r ealtà si può cons ide r are questo itinerario storico
ch e ci mostrerà in Avigliana, nella Sa gra di San Michele e in
Su sa la maggior parte della su a produzione.
Osservi ancora il turista la statua quattrocentesca di legno
color ato di Sant’Antonio, indi esc a ad ammirare la su pers tite
fa cciata d ell’o sp edaletto attiguo, anch’essa ricca di armoniche ed
equil ib r ate decorazioni di cott o. Vuolsi infatti che l’abbazia sia
stata fondata da Giovanni e Pietro, fratelli spedalieri di Sant’Antonio Abate, i quali vi costrusser o uno sp ed ale per i malati del
fuoco sacro che infieriva nei secoli x e XI. Andavano intorno a
cur are e racco gli ere gl’infermi, scoten do un campanello legato
in cim a ad un bastone ; dall’uso del lardo, che essi impiegavano
nella cu r a, venne l’ emblema del maiale. Essi vestivano abito nero
e portavano sul .cu ore una tau T, seg no taumaturgico. Quest o
emblema è dipinto sull a fa cciata e sulle pareti interne; è scol pito
in pietra sulle crocie re dell e volte ed è costru tt o in ferro su tutti
i pinnacoli.