Il fondo archivistico “Sant’Antonio di Ranverso” Estremi cronologici: 1095-19251

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Il fondo archivistico “Sant’Antonio di Ranverso”
Estremi cronologici: 1095-19251
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Consistenza: circa 130 mazzi.
Il fondo archivistico di Sant’Antonio di Ranverso è costituito dalla documentazione relativa alla gestione
patrimoniale dei beni già di proprietà dei Padri Antoniani della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso,
all’ingresso della Valle di Susa. L’ordine dei precettori – Padri Antoniani di Vienne – viene soppresso con
bolla pontificia del 17 dicembre 1776 e il patrimonio della Precettoria di Ranverso viene assegnato all’Ordine
dei SS. Maurizio e Lazzaro.
Il fondo è analiticamente descritto in tre volumi di inventario, così suddivisi:
volume I: dal 1095 al 1776 (soggetto produttore delle carte: Padri Antoniani di Ranverso, fino alla loro
soppressione).
volume II: dal 1776 al 1850 (soggetto produttore: Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, subentrato ai Padri
Antoniani).
volume III : dal 1851 al 1925 (soggetto produttore: Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro).
L’originale inventario cartaceo riporta le descrizioni delle singole unità archivistiche, organizzate, nel I
volume, per beni o territori, e quindi conservate cronologicamente in mazzi numerati, nel II e nel III volume
per cronologia in mazzi numerati.
I tre volumi sono stati integralmente digitalizzati, e vengono dunque riproposte fedelmente in versione digitale
le descrizioni inventariali di ogni singola unità archivistica; questa descrizione è preceduta da un codice
alfanumerico che individua in maniera univoca ogni singola unità. Questo criterio di univocità identificativa,
preso a prestito dalla classificazione di protocollo e applicato anche ad altri fondi, è risultato particolarmente
adatto alla natura di questo fondo, soprattutto per quanto riguarda i documenti del I volume dell’inventario,
organizzati per beni o territori A ciascun bene o territorio è stato infatti assegnato un numero (riportato negli
indici dei tre volumi), che nel codice identificativo è seguito dal numero del mazzo e dal numero di fascicolo
all’interno del mazzo. Questo codice non intende sostituire la segnatura archivistica, ma si presta meglio di
quest’ultima per un suo utilizzo in formato digitale. La segnatura archivistica richiede l’individuazione
dell’Archivio, del fondo, del bene o territorio (per le unità del I volume), del mazzo, del fascicolo e della data
(es. AOM, Sant’Antonio di Ranverso, Rivoli, m.1, fasc.1, 1750; AOM, Sant’Antonio di Ranverso, m.5,
fasc.500, 1815).
Per documenti di natura cartografica relativi a Sant’ Antonio di Ranverso si rimanda alla consultazione in
Archivio del fondo “Mappe e Cabrei”.
Note di trascrizione:
In alto a destra in ciascuna pagina è indicato il numero di carta come da inventario.
In grigio si riportano le annotazioni scritte a matita in inventario.
In rosso si riportano le annotazioni scritte a penna rossa in inventario.
Le note di revisione dei fascicoli sono in grassetto.
L’indice (presente nel solo primo volume cartaceo) è stato inserito in una tabella comparativa e integrato con
il numero dell’argomento, riportato nella segnatura scelta per individuare le unità archivistiche, e con il numero
di pagina della presente digitalizzazione del volume (indicato tra parentesi quadre) accanto alla numerazione
delle carte originali dell’inventario.
Le abbreviazioni dove possibile sono state sciolte; dove possibile sono stati corretti anche gli errori ortografici
(ad esempio: un’annuo censo/ un annuo censo).
Le aggiunte effettuate in sede di trascrizione sono tra […].
@ si trascrive a.
Per ogni unità archivistica si è verificato che la documentazione conservata fosse in originale o in copia.
L’Archivista Pietro Carlo Blanchetti, attivo nella seconda metà del XIX sec, firma l’inventario come
“Archivista Blanchetti 1864” nel vol. I: a p. 330, a p. 337, a p. 345, a p. 351 e a p. 357.
Torino, febbraio 2015

1 Parte della documentazione di fine ‘800 e del ‘900, non riportata in inventario, è in corso di inventariazione.

rilevatore Ersilio Teifreto