Reliquie

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6) Ivi, Documento n. 3, pp. 21-23. A proposito delle “gratie infinite” concesse dal Santo alla
Terra di Novoli, riporto (anche se con beneficio d’inventario) quanto riferito in un articolo
apparso sulle “Fasciddhre te la Focara” del 1964 (a. II, p. 2), intitolato “La chiesa del Santo”
e non firmato: “La sua costruzione si perde nella notte dei tempi. Una notte tanto lontana che
memoria d’uomo non è riuscita a tenere impressa. La prima notizia del Santo è del 1470 (sic,
l1Ul si tratta di un refuso, la data corretta è sicuramente il 1480). In quell’anno i Turchi (è l’anno in cui, infatti, avvenne l’eccidio di Otranto) spadroneggiavano e, da Otranto, costeggiando
Lecce e procedendo sull’antica strada di Napoli, si erano spinti fra Novoli e Trepuzzi. Fu allora che i crociati, i quali avevano per protettore proprio S. Antonio ed il culto del quale era stato
portato quaggiù proprio da loro, fu allora dicevamo che i crociati con a capo il duca di Novoli
Mattei-Prioli partirono dalla cappella e respinsero gli invasori. La leggenda popolare attribuì il
quasi totale merito di questa vittoria al Santo che aveva, si disse, incenerito gli infedeli. Ed era
tanto radicata questa leggenda che, fino a poco tempo fa, c’erano a Novoli persone che in grossi “capasuni” stipavano ancora la cenere dei Turchi “(non si fa comunque riferimento ad alcun
documento e molti dati non coincidono. Ad esempio come è stato accertato è solo il 26 giugno
del 1520 che Vittorio Prioli, sposo di Caterinella Mattei e il suocero Paolo Mattei comprarono
per la somma di 6.850 ducati il feudo di Santa Maria de Novis dal Viceré Raimondo di
Cordoba, vendita che segnò solo allora con Paolo Mattei l’inizio della lunga successione feudale della famiglia Mattei (Cfr. G. SPAGNOLO, Storia di Novoli cit., p. 57 dove, nell’appendice
documentaria viene proposto il documento rintracciato presso l’archivio di Stato di Napoli, si
veda anche O. MAZZOTIA.I Mattei Signori di Novoli (1520-1706), Novoli 1989 G. SPAGNOLO,
Un cartografo in età barocca. Frate Larenzo di S. Maria De Nove, Lecce 1992, pp. 36-39.
Negli anni in cui si sarebbe verificato tale episodio, il feudo di S. Maria De Novis apparteneva invece alla famiglia Maramonte (cfr. G. SPAGNOLO, Storia di Novoli cito , pp. 32-33). Della
stessa leggenda, anche se in maniera diversa, ne aveva già parlato R. FRANCHINI in “Il fuoco di
S. Antonio” in “La Focara” a. I, Novoli 1947 p. 3. Secondo il FRANCHINI i Turchi durante una
scorreria effettuata (nel 1480) da Otranto in queste contrade, tentarono di assalire Novoli, ma,
penetrati nella chiesa del Santo, avendo toccato per dileggio la barba della sua statua, furono
istantaneamente bruciati e tramutati in cenere. Un anonimo articolista racconta ancora un altro
episodio: “I Francesi percorrevano in lungo e largo la penisola italica. I Novolesi portavano in
processione l’antica statua in pietra leccese che è venuta alla luce con i recenti restauri ed avevano imposto sulle spalle del simulacro il mantello da soldato. Arrivarono i Francesi. La processione si interruppe. Il mantello fu strappato al Santo ed imposto quello dei soldati di
Napoleone, come modesto segno di ossequio da parte dei vincitori al patrono universale dei
soldati” (La chiesa del Santo, cit., pago 2). Un altro episodio legato ai Turchi è quello secondo
cui la statua del Santo per non essere portata via appunto da loro, in seguito alloro passaggio,
diventò tanto pesante che questi rinunciarono all’impresa (Cfr. Anonimo e Folclore … sì! Ma
non tanto, in “Le fasciddhre te la focara”, a. XXII, Novoli, 17 gennaio 1984, S. p.; la testimonianza è raccolta dalla nonna dell’autore)