Abstract: il Convento di Sant’Antonio di Ranverso è un monumento di grande interesse, affascinante e ricco di stratificazioni

Abstract:
il Convento di Sant’Antonio di Ranverso è un monumento di grande interesse, affascinante e ricco di stratificazioni, ma è purtroppo anche molto trascurato e decadente. E’ proprio questo fatto che ci ha spinti a porlo al centro della nostra analisi, allo scopo di poter ipotizzare un modo di restituirgli la sua, ormai persa, armonia.

Purtroppo è stato difficile trovare della documentazione storica che riguardasse in particolare il Convento sia alle Soprintendenze che all’archivio dell’Ordine Mauriziano: abbiamo spesso incontrato informazioni e tavole che trattavano il comprensorio in generale o solamente la chiesa, mentre l’argomento per noi principale veniva quasi sempre ignorato..

Questo ci ha costretti a formulare delle ipotesi sulla sua storia e sulle stratificazioni in esso visibilmente presenti basandoci sui soli esigui elementi a nostra disposizione. Nel frattempo ci siamo impegnati in un accurato rilievo che ci ha anche aiutati ad addentrarci maggiormente nell’argomento e a capirne le problematiche.

Giunti a questo punto si è reso necessario prevedere un riuso per donare all’edificio nuova vitalità, ma anche per creare maggior interesse nei suoi visitatori. Il rilievo ci aveva fatto capire che sarebbe stato molto difficile attuare tale proposito, considerata la zona isolata e l’altezza limitata delle volte nel piano seminterrato e nel mezzanino.

Il piano regolatore di Buttigliera Alta, suggerisce l’allestimento di un ostello o l’inserimento di botteghe, ma la struttura dell’edificio non permette in nessun modo un simile riuso. E’ stato dunque necessario allargare la nostra visuale, permettendole di cogliere il Complesso nella sua interezza; solo così la soluzione del problema ci è sembrata chiara: era necessario mantenere il più possibile la genuinità del luogo, permettere che il Comprensorio continuasse la sua attività agricola tradizionale, e in più creare elementi che incrementassero l’interesse dei visitatori.

Solo in un secondo momento, quindi, abbiamo potuto focalizzare la nostra attenzione sul convento, argomento specifico della nostra ricerca, e a quel punto la soluzione ai nostri dubbi ci è apparsa delineata in modo naturale, come una conseguenza dell’ambiente circostante.

il Convento di Sant’Antonioio di Ranverso è un monumento di grande interesse, affascinante e ricco di stratificazioni, ma è purtroppo anche molto trascurato e decadente. E’ proprio questo fatto che ci ha spinti a porlo al centro della nostra analisi, allo scopo di poter ipotizzare un modo di restituirgli la sua, ormai persa, armonia.

Purtroppo è stato difficile trovare della documentazione storica che riguardasse in particolare il Convento sia alle Soprintendenze che all’archivio dell’Ordine Mauriziano: abbiamo spesso incontrato informazioni e tavole che trattavano il comprensorio in generale o solamente la chiesa, mentre l’argomento per noi principale veniva quasi sempre ignorato..

Questo ci ha costretti a formulare delle ipotesi sulla sua storia e sulle stratificazioni in esso visibilmente presenti basandoci sui soli esigui elementi a nostra disposizione. Nel frattempo ci siamo impegnati in un accurato rilievo che ci ha anche aiutati ad addentrarci maggiormente nell’argomento e a capirne le problematiche.

Giunti a questo punto si è reso necessario prevedere un riuso per donare all’edificio nuova vitalità, ma anche per creare maggior interesse nei suoi visitatori. Il rilievo ci aveva fatto capire che sarebbe stato molto difficile attuare tale proposito, considerata la zona isolata e l’altezza limitata delle volte nel piano seminterrato e nel mezzanino.

Il piano regolatore di Buttigliera Alta, suggerisce l’allestimento di un ostello o l’inserimento di botteghe, ma la struttura dell’edificio non permette in nessun modo un simile riuso. E’ stato dunque necessario allargare la nostra visuale, permettendole di cogliere il Complesso nella sua interezza; solo così la soluzione del problema ci è sembrata chiara: era necessario mantenere il più possibile la genuinità del luogo, permettere che il Comprensorio continuasse la sua attività agricola tradizionale, e in più creare elementi che incrementassero l’interesse dei visitatori.

Solo in un secondo momento, quindi, abbiamo potuto focalizzare la nostra attenzione sul convento, argomento specifico della nostra ricerca, e a quel punto la soluzione ai nostri dubbi ci è apparsa delineata in modo naturale, come una conseguenza dell’ambiente circostante.

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