Dopo 700 anni Il ritorno dei templari “a difesa dell’Europa cristiana”

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Il ritorno dei templari “a difesa dell’Europa cristiana”
Dopo 700 anni sono ancora attivi i “soldati di Cristo”. In esclusiva l’antico rito di iniziazione: “Quando morirà l’ultimo cavaliere sarà finita la civiltà”

Giuseppe De Lorenzo – Sab, 07/07/2018 – 08:17
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La penombra della cripta dona la giusta atmosfera di mistero. I cavalieri s’aggiustano il mantello bianco con una vistosa croce rossa sulla spalla. Il novizio, convocato, avanza in religioso silenzio e s’inginocchia di fronte al maestro templare. Ascolta contrito il rito dell’ammissione: “Nel nome di nostro signore Gesù Cristo, ti accogliamo nell’Ordine del Tempio” (guarda il video esclusivo).

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Roma, primavera 2018. Basilica dei santi Apostoli. Oltre 700 anni dopo la fine ingloriosa dei cavalieri crociati le immagini suonano mistiche. Antiche. In qualche modo misteriose. Sono passati sette secoli dalla morte dell’ultimo maestro dei Templari, Jacques De Molay. E i Pauperes commilitones Christi, quell’Ordine militare e religioso braccio armato della Chiesa in Terra Santa, sembra ormai un ricordo del passato cui s’ispirano solo romanzieri e scrittori. E invece c’è chi ancora oggi ne cavalca i simboli e prova a risvegliare l’orgoglio perduto dei “poveri soldati di Cristo”.

Una milizia autorizzata a uccidere: così sono nati i templari
Sono padri, madri, figli, semplici cattolici attratti dagli “antichi valori della cavalleria cristiana”. Fedeli che hanno trovato “un nuovo modo di vivere la fede” iniziando il loro cammino nell’associazione dei Templari Cattolici d’Italia, la più grande organizzazione (tra le tante) che si richiama ai crociati. L’obiettivo? Portare avanti i “sempiterni valori della Tradizione, ispirati al fulgido esempio degli antichi martiri dell’Ordine medievale”. Con oltre 120 sedi nel Belpaese, i “custodi del Tempio” vantano diramazioni in Francia, Spagna, Gran Bretagna e San Marino. “Questo mondo ha un bisogno titanico di cavalleria”, dice fra Mauro Giorgio Ferretti, magister e fondatore (nel 1965) dell’associazione che “intende riportare i templari all’interno della Chiesa”.

(video di Giuseppe De Lorenzo e Luca Metodo)

Ferretti si aggiusta il cinturone in pelle e con la mano indica la croce patente sul collo di un eques. “Il cavaliere – dice – è una persona che ha deciso di cambiare se stesso e di essere un uomo diverso”. Tra loro c’è Luca. Appena 20 anni, è uno dei più giovani della commanderia napoletana. “Il mio percorso è stato travagliato”, racconta. “Decisi di lasciare l’Ordine. Poi ebbi una sorta di chiamata. Sentivo dentro di me una voce che mi diceva: ‘Luca devi ritornare'”.

Le storie personali si intrecciano e a volte si ripetono. Luciano Francesco piange nel ricordare la morte del figlio in un incidente d’auto: “L’associazione mi ha dato quella forza che prima non avevo. È stato un nuovo inizio nella fede”. Ecco: fede, passione, interesse. Molti dei moderni templari sono entrati nell’ordine per curiosità o passione storica. Altri perché cercavano risposte. Ma quasi tutti, dopo anni di percorso spirituale e umano, la considerano ormai una “vocazione”.

Per diventare un membro dell’Ordine del Tempio italiano non servono sangue blu né enormi risorse economiche. “Il novizio non prende alcun impegno perché per almeno un anno può scegliere di andarsene”, spiega il magister. “La cavalleria non si compra e non si vende. Si conquista”. Dopo un anno di preparazione, il novizio passa armiger, poi miles, infine eques iustitiae. Prima di prestare giuramento trascorre tre giorni di digiuno e astinenza completa. E come gli antichi cavalieri di un tempo fa la sua “veglia d’armi” in piedi, in preghiera e meditazione all’interno di una chiesa. Tutta la notte. Mauro Francesco la sua l’ha passata al buio di fronte alle reliquie dei santi Apostoli Luca e Giacomo. “Ci sono dei cedimenti tra la stanchezza, il freddo, la fame – racconta – Ci sono momenti in cui ti viene di dire ‘non ce la faccio’. ‘lascio'”. Ma non puoi.

I gradi conferiti non sono (per ora) un riconoscimento reale, ma hanno solo valore interno. I Templari Cattolici d’Italia sono infatti un’associazione di laici riconosciuta dalla Chiesa, ma non un Ordine cavalleresco vero e proprio (soppresso infatti nel 1312 da papa Clemente V). Si differiscono, insomma, da quello di Malta che invece vanta ambasciatori, emette targhe automobilistiche, francobolli, passaporti e ha un maestro considerato alla stregua di un Capo di Stato. La speranza, però, è che un giorno anche i Templari possano tornare nella comunità della Chiesa come Ordine monastico e militare. Per ora l’associazione confeziona l’approvazione di alcuni Vescovi e Cardinali che ne riconoscono la legittima missione. Domani chissà.

“Dio vendicherà la nostra morte”. Così finì l’Ordine dei Templari
Certo. Un tempo i cavalieri templari votavano la loro vita alla causa cristiana contro l’infedele musulmano. Morivano in battaglia ad Acri, Cipro, Gerusalemme. I monaci-soldato raggiungevano la Palestina pronti a cadere per difendere il Santo Sepolcro. “Noi facciamo qualcosa di pacifico, ma analogo”, spiega il magister. Anche se “il sacrificio che siamo chiamati a fare non è un sacrificio di sangue”. Oggi i templari riaprono le chiese sconsacrate, presidiano le cattedrali, diffondo i valori della cavalleria (“onore” e “servizio del prossimo”), cercano di “risvegliare la fede” in un’Europa che si è dimenticata che “il cristianesimo è il suo unico collante”. Infine, combattono “le sette, i satanismi, gli operatori del male, i deturpatori dei beni ecclesiali e gli insidiatori di fanciulli inermi”.

Paolo ha la barba lunga come il suo percorso fatto nell’Ordine. È lui a spiegarci la lotta contro Satana (senza essere esorcisti). “Facciamo il possibile – spiega – affinché il maligno non prevalga. Nelle notti di tregenda (otto ricorrenze in cui le sette sataniche si ritrovano per i loro riti in cui vengono compiuti sacrifici di sangue, ndr) ci riuniamo per indebolirli con la preghiera”. Di fronte a noi, a notte fonda, 250 cavalieri e dame si riuniscono nella navata centrale dalla chiesa. Due ovali concentrici. Mano nella mano, pregano secondo le intenzioni di ciascuno. Anche le invocazioni contro Satana si svolgono così, in una mistica lotta tra il bene e il male.

Sarà per questo che ad osservare l’abito dei Templari la mente viaggia verso mitici racconti. Fede, onore, coraggio. Il mantello bianco trasmette purezza anche agli occhi dei profani. Se volessimo ricondurre tutto ad etichette, diremmo che chi fa parte dell’Ordine è un cattolico “tradizionalista”. Ma non sempre le categorie soddisfano la realtà. Qui è una questione di valori e ritualità. “I simboli hanno un senso”, dice Ferretti rievocando le tradizioni medievali. La croce patente di cui si fregiano da 700 anni è formata dall’incrocio di nove cerchi, simbolo della Trinità. Il rosso è il colore della passione di Cristo. Al centro campeggia la croce papale perché “noi siamo unilateralmente schierati con il Santo Padre”. La spada che a volte portano ricorda invece “la croce di Cristo” e rappresenta “una fede attiva”. Ogni gesto nel Tempio esprime un significato profondo: Non nobis domine, sed nomini tuo da gloriam.

Rituali occulti, magia e segreti. Così nasce il mito dei Templari
Ed è in mezzo a tutto questo simbolismo che storia e mitologia si mescolano. Per anni, dal Settecento in poi, i Templari sono stati il centro di gravità di racconti (spesso inventati) sull’occultismo e la magia. L’Ordine (segreto, misterioso e incredibilmente perseguitato dalla Chiesa) ha fornito per secoli i soggetti perfetti per le più fantasiose trame cavalleresche. Le logge massoniche di tutta Europa si sono “impadronite indebitamente” dei suoi valori. “Noi non siamo massoni”, scandisce Filippo poco prima di dirigersi verso la cripta della Basilica.

Lì si stanno radunando i “fratelli” per il rito più importante nella vita di un cavaliere: la promissione. La luce fioca si riflette sui mantelli dei templari disposti a cerchi concentrici. All’interno, vicino all’altare, Ivan in piedi ascolta il rituale per passaggio di grado. Prega. “La mia volontà è stata più forte di tutte le tentazioni”, scandisce con voce emozionata ma decisa (leggi qui tutta la cerimonia). Il maestro prende la spada, la porta al petto e la stringe con due mani. La pone prima sulla spalla sinistra, poi su quella destra e infine sulla testa del nuovo milite di Cristo: “Te frater Ivan distinguimus, renuntiamus et vulnus mandamus eques iustitiae catholicus ordo equester templi. In nomine Christi, in nomine Melchisedeck, in nomine Domine Noster et Virginis Mariae. Amen”. Ivan piange: “La cavalleria è un modo di essere. Quando morirà l’ultimo cavaliere, allora sarà finita la civiltà”.
rilevatore Ersilio Teifreto

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