Studi Architetto Gritella via Pianezza 17 Torino restauro Abbazia SantAntonio di Ranverso

 

 

 

 

Abbazia di Ranverso raramente  ai piedi della statua di Sant'Antonio Abate appare un cinghiale invece del maialino.

L'abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, nella bassa Valle di Susa, alle porte di Torino, costituisce uno degli episodi architettonici più affascinanti e maturi del gotico internazionale dell’Italia occidentale, ove l’architettura aulica quattrocentesca raggiunge, anche per l’enfasi fastosa della decorazione in terracotta e policroma, verticismi di qualità assoluta. Il grande complesso conventuale, eretto in fasi successive, tra il XII e il XV secolo, e rimaneggiato sino al XVIII sec.  – circondato da un borgo rurale pressoché integro – è stato oggetto di un progetto di restauro e di rifunzionalizzazione museale avviato per conto della Regione Piemonte e dell’Ordine Mauriziano, già proprietario degli immobili.

La peculiarità dell’intervento è derivata dalla singolarità che una cospicua parte della chiesa conventuale era stata oggetto di un interessante cantiere di restauro avviato da Alfredo D’Andrade alla fine del XIX secolo, restauro condotto secondo i parametri allora imperanti della ricostruzione formale in chiave neogotica, con la replicazione di forme e modelli architettonici intrisi di cultura romantica nel solco dell’ “arte industriale” di fine secolo. Progetto e cantiere si sono distinti per la cospicua campagna d’indagini conoscitive preliminari all’intervento condotte sui manufatti, cosicché il cantiere stesso si è rivelato come un’esperienza di conoscenza quasi irripetibile, che ha permesso di recuperare, e in parte di musealizzare, tutto il vasto repertorio fittile e pittorico di tarda età gotica e primo rinascimento, che costituiscono un unicum non solo in Italia.

Il cantiere sviluppato nella chiesa abbaziale ha consentito il ripristino delle copertura della navata principale e di quelle laterali, il consolidamento strutturale della facciata, dei pinnacoli e delle ghimberghe, il consolidamento di parte delle strutture superstiti del chiostro adiacente, l’adeguamento tecnologico e impiantistico della manica conventuale destinata a sede museale, il restauro di un vasto ciclo di affreschi – risalenti al periodo compreso tra XIII e XVI secolo – e di terrecotte policrome nonché l’esplorazione archeologica dei sedimi circostanti e delle strutture architettoniche cinquecentesche incompiute.