Ranverso Alfredo dAndrate restauro eseguito tra il 1865 e il 1883 Le sei tavole da lui prodotte (GAM, Fondo dAndrade autore della ricerca il cultore Ersilio Teifreto

 

Le sei tavole da lui prodotte (GAM, Fondo d'Andrade, 181LT-187LT, la 183 LT riguarda le ceramiche del campanile di Sant’Antonio di Ranverso) interessano solo due dei lati del campanile e, in particolare, alcune delle ceramiche presenti negli archivolti delle trifore del lato nord e quelle della bifora inferiore del lato ovest. Le differenze tra i disegni e la recente documentazione fotografica vertono principalmente nell’attuale minore conservazione dei corpi ceramici e della loro superficie decorata8 . Alcuni bacini sembrano conservati per meno della metà, mentre altri parrebbero aver subito nel tempo fori di proiettile (figg. 6, 40, 43)9 . Gli stessi raffronti autorizzano in alcuni casi, proprio per questo differente stato di conservazione, una valutazione circa l’entità del degrado (cfr. 182LT corrispondente al 37, fig. 48). I distacchi sembrano essere considerevoli soprattutto per quegli oggetti che, forse, già presentavano qualche lacuna. Non a caso lo stesso disegno a matita già individuava, proprio nel bacino sopra citato, un’ampia lacuna nella parte centrale. L’entità dei dettagli riportati sulle tavole doveva essere strettamente collegata alla possibilità di poter osservare da distanza ravvicinata gli oggetti. Tuttavia, d’Andrade disegnò i bacini, senza l’ausilio di ponteggi poiché così sembrerebbe intuirsi da una nota nella quale egli afferma come “nel ristauro che recentemente ha subito detto campanile, alcuni di questi sono stati o distrutti o nascosti”10. Nel novero dei bacini ora mancanti deve essere quindi preso in considerazione il fatto che, proprio nel corso del restauro eseguito tra il 1865 e il 188311, questi siano andati persi per sempre forse perché già in precarie condizioni o deliberatamente staccati. L’assenza di un ponteggio è inoltre deducibile dal fatto che egli riproduce solo quelli del lato nord, facilmente osservabili utilizzando la falda del tetto che copre l’atrio d’ingresso della chiesa. La falda doveva costituire un’ottima e sicura superficie di calpestio poiché presenta un’inclinazione proprio verso questo lato del campanile escludendo la possibilità di eventuali cadute nel vuoto. L’accesso al tetto

poteva avvenire attraverso la trifora, la cui tamponatura però sembrerebbe in coincidenza con il prolungamento della chiesa (l’attuale atrio) intorno alla metà dal XV secolo, o da un altro passaggio che doveva affacciarsi su questo lato del tetto. L’altro lato documentato, quello ovest, potrebbe essere stato osservato dal basso e non a caso sono riprodotti solo i bacini della bifora inferiore. Il lato sud non è visibile dal basso e quello est, per il quale era interessata solo la bifora superiore, presentava con ogni probabilità degli oggetti fortemente degradati. Ciò spiegherebbe perché la qualità del dettaglio nella rappresentazione dei piatti presenti sopra la bifora inferiore del prospetto ovest, è certamente diversa rispetto alle minuzie che invece sono perfettamente colte nel disegno di quelli del lato nord confermando una differente distanza del punto di osservazione. Le ricognizioni effettuate a quel tempo avevano la necessità di essere veramente puntuali poiché proprio le forme e i decori erano finalizzati alla produzione delle copie per l’Esposizione Generale che di lì a poco (1884) sarebbe stata inaugurata al Borgo Medievale di Torino. Cosciente di questo d’Andrade produsse disegni molto precisi, cosa di cui non è possibile dire altrettanto per quelle che furono le riproduzioni, anche se realizzate da maestri ceramisti.

autore della ricerca il cultore Ersilio Teifreto