Monte pirchiriano chiamato: Musinè ghiacciai pleistocene Gallipoli massi erratici l’Abbazia di Ranverso la croce distrutta dalla furia di Catinat

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 CURIOSITA’ STORICHE PIEMONTESI

Premessa:.
Il materiale base è la lettera
di GIORGIO AMPRIMO* dell’ anno 2010.

  Vi  scrivo “a braccio” e quindi in modo raffazzonato a riguardo un mio itinerario per descrivere i vari aspetti della bassa Valsusa che presentano diverse particolarità “curiose”. Abbiamo visto solo l’Abbazia di S. Antonio di Ranverso e la Valsusa, media valle, dall’ alto, dal balcone di Pavaglione sopra Chianocco, a mille metri. Questo itinerario è quello che, può o meno, seguite quando andate a Selvaggio.
Io parto da via Settembrini (a proposito questo patriota napoletano, antiborbonico e carbonaro, persona onestissima, un patriota integerrimo, che quando Cavour volle offrirgli una poltrona da ministro, ri che non erfiutò dicendo che non era all’ altezza del impegno. Era un massone dell’ ottocento come 110 massoni a quali sono intitolate 110 vie di Torino: Garibaldi, Re Vittorio, Paganini, Boito, Maroncelli, Baracca, Battisti, Cairolli, Carducci, D’ Azeglio, G. Ferraris, Foscolo, Lamarmola, Pascoli, Puccini, Vela, Viotti ecc.
Se passiamo lungo la strada che da corso Francia porta a Rivoli, vediamo prima la borgata Leumann, un villaggio costruito dallo svizzero Leumann nell’ ottocento, vicino al cotonificio da lui fondato e che fino 1972, quando li subentrò una tintoria chiusa nel marzo 2010. E’ un villaggio esemplare per l’ architettura. Segue Grugliasco che giace su due dune di sabbia, risultano di dilavamento del grande ghiacciolo seguitino e dalla Vai Sangone che nella era quaternaria arrivò fino Druento, Pianezza, Rivalta, Bruino, Rivalta, Alpignano. Il ghiacciaio nel Pleistocene era lungo 90 km, largo 3 km, e arrivava in altezza fino vetta del Monte Pirchiriano dove è la Sacra di S. Michele
; le fasi furono la mindeliana, la rissiana, la wurmiana, quando si ridusse lo spessore e arretrò di 4 km. Poi scesi, durante l’ Olocene, un arretramento di 45 km e una suddivisione di tanti ghiacciai laterali. Il ghiacciaio lasciò l’ anfiteatro morenico che va da Rivoli ad Avigliana e che ha un’ altezza media di 350 m e massima di 500 m; il ghiaccio, nel sua discesa in pianura deviato dal Moncuni, monte alto 641 sopra Avigliana e dal Pieraborga, alto 926 m, che sovrasta Trana. Esso lasciò anche decine massi erratici, provenienti dalla parte inferiore della stretta dalle Chiuse, tra Monte Pirchiriano e duello opposto, il Caprasio, o, meglio le basi dell’ attuale Roccasella (1500 m).Quindi sono tutte rocce serpentini triformi come quelle della stretta sfruttate dalle cave per trarne della ghiaia per il letto delle
rotaie ferroviarie. Questi massi erratici, si trovano in tutta piana dove arrivò il ghiacciaio nel corso dell’ itinerario per arrivare al Selvaggio, presso l’ A
bazia di S. Antonio di Ranverso, all’ esterno di esso un masso non grande su cui poggia da secoli un pilastro di gneiss (che la storia dice essere adorato come simbolo fallico dalle donne desiderose di maternità), sul quale esiste ancora la base di una croce che il Catinat (generale francese famoso per la battaglia della Marsiglia dei 1693 e per l’ altopiano detto immeritatamente Pratatinat in Val Chisone sopra Fenestrello) distrusse nel 1690, assieme al Castello S. Giorgio, quello di Avigliana, quello di Rivoli, e molti altri. Un masso si può vedere nel Castello del Conte Verde a Condove nelle Chiuse longobarde. Il quale porta una scritta che feci realizzare a smalto nel 773 quando festeggiò l’ anniversario della battaglia tra Franchi di Carlo Magno e i Longobardi di Desiderio. Sono quasi quaranta, questi massi, tra cui due in alto sopra Giaveno, e uno a S. Bernandino dove ce’è il giardino Rea, due sparsi nei prati a Villarbassi. Il ghiacciaio lasciò anche i laghi di Avigliana, che erano inizialmente quattro: i due attuali, quello che ora è occupato dalla palude di Mareschi sotto la Sacra e quello detto di Trana che era dietro quello Piccolo attuale di cui, strada facendo, si può notare ad essere stato ospitato nelle nelle grande concavità pratile che si nota da S. Bernandino verso i laghi attuali. Dietro il Monte Musinè sussistono altri piccoli laghi
lasciati sempre dal ghiacciaio, mentre nella grande conca di Rosta a Castellette esisteva il grande lago, cosiddetto, di Rosta che defluì quando i romani dettero sfogo alla Dora realizzando quel grande varco che si vede dal ponte di Alpignano sopra la Dora stessa.
Continuando il viaggio troviamo Collegno, la romana Ad Quintum, a 8 km cioè a 5 miglia dall’ Augusta Taurinorum, poi chiamata Collegium. Rivoli era all’ ottavo miglio,( ex Ripulae) con castello, saccheggiata più volte dai Francesi. Dall’ altra parte c’è Alpignano, Vicus Alpinianus. Rosta, deriva dal celtico che vuol dire discesa, mentre Bottigliera è dovuto alle varie osterie che vi erano al tempo della sosta delle truppe napoleoniche.
Dall’ altra parte del valle ce’è Drubiaglio, dove sono trovati dei coperi romani dal I° al IV° secolo: era la “statio ad finesim”- la stazione finale della Gallia Cisalpina, Almese- Villar ad Messali (il fiume attuale), Novaretto, dove fino 1945 c’ erano delle torbiere. Poi Aviglliana cui nome si dice derivi dalle api (ci sons nell’ emblema, cosa che non è vera. Fu il celtico Belloveso ad inventare il nome.
Sempre dall’ altra parte c’è il Monte Musinè 1150 m che sembra fosse stato un vulcano 300 milioni anni fa, perche è un monte dove la vegetazione non attecchisce, con un manto brullo e arso, simile a quello che su trova nell’ isola di Pantelleria. Emana un campo magnetico forte con effetti tipo Kirlian, che disturba gli aerei che lo sorvolano a bassa quota e che nei secoli ha sempre provocato nel cielo bagliori, luci visioni tipo UFO, quando si scontra  con l’ aria compressa o il vento fiorisce dall’ imbocco delle Chiuse. Nel 1905 fu installata una croce di cemento alta 10 m che venne consacrata nel 1913 dal vescovo di Susa a ricordo della notte del 313 dC quando Costantino vide sopra di esso Musinè (Mons Asinarius) l’ abbagliante scritta (il cosiddetto Signum) “IN HOC SIGNO VINCES”. Con le croci sui labari l’ indomani Costantino coi suoi 40.000 armati (Galli, Germani, Britani) sconfisse ai Campi Taurinates, tra Rosta e Rivoli, forse fino a piazza Massaua, i 100.000 Pretoriani, italici, Mauri, Getuli, Cartaginesi, Siculi, che formavano l’ esercit
o romano di Massenzio. Contantino era figlio di Costanzo Cloro e di Elena, diventata poi cristiana e santa. Costantino va a Verona e poi a Roma al dove al Ponte Milvio sconfigge definitivamente Massenzio che muore. Sempre la leggenda raccolta dagli storici sembra asseverare che Costantino vide qui nella notte il “Signum” luminoso nel cielo. A Roma emana l’ “editto” (che poi erano solo “litterae”) con cui dà libertà
a tutte le religioni, compresa quella cristiana e “dona” la potestà temporale alla Chiesa (donzione poi sfruttata nei secoli da questa ma che storico Valla dichiarò di essere un falso). Costantino muore nel 337 e solo in punto di morte riceverà il battesimo.

Facciamo una diversione dall’ itinerario Torino- Selvaggio per fare una puntata fino alle Chiuse Longobarde. Qui troviamo innazitutto il monte Pirchiriano (Mons Porcarianus) sulle cui vetta c’è la Sacra di S. Michele. La legenda dice che nel V- VI secolo vi era una capella dedicata al culto
di S. Michele, eretta dai Longobardi. S. Giovanni Vincenzo, già archivescovo di Ravena
, vi visse come eremita per 40 anni , poi si trasferì  sul Monte Caprasio, di fronte l’ attuale Roccasella. Di la aveva sempre visioni angeliche. Una notte gli apparve l’ arcangelo Michele che gli disse di costruire una chiesa sul Purchiano. Egli si adoprò per ammassare il legname, ma di ogni notte gli angeli glielo portavano via e lo trasferivano sul Pirchiriano. Una notte venne avvolto da fiamme e grandi bagliori con gli angeli e il vescovo Amizone l’indomani consacrò la chiesa. Il peneitente conte di Montboissier vi fabbricò il 1° monastero per i pellegrini. Fino al 1622 vi vissero fino a 100 monachi benedettini. Poi finì
in rovina. Nel 1836 Re Carlo Alberto chiami, a gestirlo i padri rosminiani. Nel 1932- 39 fu ricostruito. S. Michele era capitano delle milizie celesti; protettore dei soldati e dei cristiani. La sua apparizione sul Monte Gargano in Puglie nel 492 determinò la costruzione colà di un altro santuario a lui dedicato. Così originò la legenda o la verità dei tre monti a lui dedicati: Mont S. Michele in Francia e in Italia la Sacra e quello di Gargano. Dalle falde del Pirchiriano fino a quelle del Caprasio esisteva una imponente barriera fortificata, le mura longobarde. I longobardi, provenienti dalla Scandinavia e poi dalle coste  nord della Germania, si trasferirono in massa nel 165 dC nella Pannonia (attuale Ungheria). Avevano con loro schiere di Gepidi, Sassoni, Bulgari e Turingi. Nel 568 passarono in Italia attraverso il Friuli. Erano 40.000 (altri fonti 300.000) con le famiglie.
Occuparono tutto il Nord  fino al Centro Sud dove fondarono i ducati di Spole e Benevento. La Longobardia arrivava fino alle Chiuse. Venne poi chiamata Italia solo dopo che essi furono sconfitti. Ciò avvenne quando Carlo Magno, re dei Franchi, venne chiamato dal Papa, che era stato offeso
da Desiderio perché questi aveva conquistato le terre e i beni della Chiesa: Ferrara, Ravenna, Faenza. Papa Adriao, che  invia un legato da Carlo Magno, che riunisce l’ esercito a Ginevra, passa Moncenisio e si ferma alla Novarese dove ha come alleato l’ abate Frodolino; poi, riparte e va alle Chiuse Longobarde che cerca di conquistare, ma si accorge che non può sconfiggere l’ esercito longobardo. Giunge però il diacono Martino inviato dall’ arcivescovo di Ravena che gli indica una via sul monti per passare a tergo dei Longobardi. I Franchi allora partono da Villarfocchiardo a meta di Valsusa e attraverso il Colle Bianco e il Pian dell’ Orso, arrivano a Coazze (Covaces) e giungono a Giavensis) dove si organizzano, esattamente nel punto ove ora si trova Mollar dei Franchi. Attendono l’ arrivo dal Colle di Gran S. Bernardo dell’ altra del esercito comandata da Bernardo e tutto l’ esercito franco si lancia all’ attacco di quello longobardo prendendolo alle spalle delle mura. La battaglia si svolge sul fiume Sessi (torrente) e Desiderio viene sconfitto; egli , con suoi resti armati passa dietro il Monte Caprasio e il Colombardo verso la Lomellina dove si svolge la  battaglia con i Franchi di Carlo Magno che sconfigge l’ esercito di Desiderio che si ritira a Pavia (la località era Selva Bella, poi chiamata Mortaria, dopo la grande strage seguita). La battaglia si svolge a Pavia dove Desiderio e il figlio Adelchi vengono presi prigionieri ed esiliati. Carlo  Magno il 5.6.74 diventa Re dei Franchi e dei Longobardi. I Longobardi  per due secolo si erano instaurati in Italia fondandosi poi nel tempo con la popolazione autoctona, non come i Franchi a loro succeduti che sostituirono solo le classi dirigenti. Si stima che nel tempo le popolazioni barbariche germaniche venuti  in Italia e fusesi poi con gli autoctoni (che erano 3 milioni) furono 300.000.
I Longobardi ebbero nei due secoli i seguenti re: Alboino, Clefi, Autari, Agilulfo, Teobolinda, Rotari, Grimaldo, Garibaldo, Cuniberto, Liuperto, Rachis,
Astolfo e Desiderio (questi più importanti). Lasciarono nella lingua italiana centinaia di vocaboli, nomi di località ed opere  artistiche: es. La corona ferrea, il tesoro di Monza, la chioccia con pulcini ecc.
La Valsusa fu il passaggio di numerosi invasioni: Annibale, Costantino, Visigoti, Ostrogoti, Barbarossa, Francesi, Suvorov con gli austro russi, Napoleone ecc.
Della mura longobarda rimangono alcuni metri di resti  a Chiusa S. Michele e numerosi toponimi in basso e in alto: la Mura (collina montonata a
Condove) con il Pian di Brnda, Pian di Giss (Adelchi- Adalgiso), Ru Lombarda, Ru d’ Bataj, Presa Lombarda, Tomba di Matolda, Colombardo e Col Lombardino (sul crinale verso Viù) gli unici toponimi longobardi in tutta la Valsusa.
Nel 710 gli arabi, per lo più berberi, invaserò la Spagha e nel 842 sbarcassero in Provenza installandosi sopra l’ attuale Sait Tropez: l’ attuale La
Grande Frient, con molte case arabe). Nel 903 arrivano nel Nord Italia, compiano continue razzie in Valsusa e in Piemonte. Nel 972 Arduino Glabrione, marchese di Torino, li sconfigge ad Avigliana e dopo 30 anni di lotte la Valsusa è liberata. I saraceni superstiti vengono cristianizzati con forza da clero.
Gli abitanti della Valsoana sono discendenti dei saraceni. I saraceni non furono solo dei predoni ma introdussero il “grano saraceno”, realizzarono delle canalizzazioni per l’ irrigazione dei campi, impiantarono delle querce da sughero, introdussero tisane con erbe alpine (il piemontese “ramassin”, che denomina le piccole prugne, deriva dall’ arabo).
Continuiamo il viaggio: a Giaveno (Gavensis) la leggenda bizzara dice che Annibale vi pervenne dicendo”Iam vieni!” ( finalmente sono giunto!). Sul
campanile di S. Lorenzo compare scritta: “I am Veni Specula Poenus Ti lo Mirato”. Altra leggenda: i cartaginesi di Naabale (ex Piazza Annibale).

A Trana- castello abbattuto dal Ctinat. A Reano nell’ anfiteatro morenico (ex Regianum). Villarbasse (Villare Bassiarum). Nei prati a destra si trovano due grandi massi errattici. “Roc della Pera Majana- 500 m prima di Villarbassi  a Quirico, 1800 metri cubi, l’ altro, minore, di 300 metri cubi a Prelle. Villarbasse – villaggio di epoca romana (rivenute tombe, lapidi, armi, monete ecc.). Ricetto dei francesi ed alloggio dei spagnoli nel1596. Nel 1945 Villarbasse diventa famoso per un delitt0- strage efferato. Vengono trovati resti di 10 persone uccise in un pozzo nella cascina Simonetto sopra il poggio a  2 km da Villarbasse. Dopo lunghe ricerche (tramite un pezzo di carta annonaria con le iniziali”D’l gn….” corrispondente a D’ Ignazi) si scovarono i colpevoli: La Barbera, D’ Ignazi e Puleo che vennero fucilati il 4.3.1947, mentre 4°- Saporito venne trovato uciso in suo paese in Sicilia( iltutto per 200.000 lire. Fu l’ ultima condanna a morte in Italia.
Sotto, nella piana, a destra, superata la sponda dell’ anfiteatro morenico, c’è Sangano( qui, il 20.11.285 vennero martirizzati due soldati della legione Tebea, Avventore e Ottavio,e due mesi dopo anche Solutore, decapitato sulle rive della Dora Baltea. Sepolti nella Abbazia dei tre Santi (Martin) distrutta poi dai Francesi. Ora si trovano nella chiesa dei gesuiti i via Garibaldi.
Orbassano( da “Urbicianum”. tra Volvera, Orbassano e Piossco si svolge la grande battaglia della Marsiglia dove ifrancesi batterano l’ esercito composto da piemontesi, savoiardi, tedeschi, austriaci e spagnoli. In somma , tutta l’ Europa contro Luigi XIV (1683). A Verdun caddero 600.000, a Gallipoli 500.000 fra turchi e anglosassoni. Alla Marsiglia “solo” 10.000.

Vi prego di scusarmi per questa descrizione a parte diventata disastrosa..

Con affetto ( firmato GIORGIO).

* Giorgio AMPRIMO, ex direttore Fiat e capo di Milca.